UN CAFFE’… “FICO”

UN CAFFE’… “FICO”

di Sabina Rubini

Fino a quando mia nonna è stata in vita in questo periodo quando la andavo a trovare e salivo in terrazza ero solita trovare i fichi ad essiccare, spaccati in due e posti in file con una precisione quasi maniacale, per essere “offerti o affidati” al sole (da bambina non mi era molto chiaro) perché potessero essere essiccati al meglio.

Ricordo la cura di mia nonna (nonna Rosa) nel controllarli quotidianamente e i suoi gesti che si ripetevano come in una danza, la sera nel ritirarli al calar del sole e la mattina nell’esporli nuovamente ad essiccare, con l’accortezza di mantenere una ferrea attenzione rispetto alle pratiche igienico-sanitarie da adottare (delle quali all’epoca ancora non mi occupavo) e che oggi apprezzo con la memoria.

Non mi sono mai piaciuti i fichi freschi, ma ho sempre apprezzato molto quelli “imbottiti” (così li abbiamo sempre chiamati in famiglia), una leccornia per parenti e amici, che la nonna, una volta essiccati, preparava riempiendoli con  noci e buccia d’arancia grattugiata, cospargendoli di zucchero a velo in superficie una volta usciti dal forno dopo una leggera tostatura.

Da bambina mi dicevano sempre di mangiare i fichi e forse viste le molte proprietà terapeutiche e nutritive che sin dall’antichità vengono associate a questo “frutto” dovrei proprio decidermi a consumarli qualche volta.

Ricchi di acqua e di potassio con una buona percentuale di calcio, fosforo, fibre, sostanze antiossidanti e vitamine, il fico fresco è un ricettacolo carnoso che accoglie al suo interno un gran numero di acheni (granuli croccanti) che risultano i veri frutti. Per l’alto contenuto di fibre, inoltre, sono fortemente consigliati a chi soffre di stitichezza (stimolando la peristalsi intestinale) o per chi ha problemi intestinali essendo considerati dei lassativi naturali, capaci di liberare l’organismo dalle tossine accumulate e riuscendo così non solo a ripulire l’organismo dalle scorie, ma anche la pelle da acne e problematiche simili.

Per non parlare delle proprietà antinfiammatorie di questo frutto, utilizzato anticamente come impacco su ascessi e foruncoli, oltre ad avere un’azione lenitiva sotto forma di decotto nei confronti degli attacchi di tosse. Una cosa che ho sperimentato personalmente, avendo consumato i decotti preparati da nonna Rosa nei freddi inverni che ci vedevano raffreddate ed acciaccate.

Nonostante la loro percentuale zuccherina (11,2 g su 100 g di parte edibile) a questi frutti si attribuisce la capacità di tenere sotto controllo la glicemia. In verità però diverse ricerche hanno messo in evidenza come tale capacità non sia tanto attribuibile al frutto, quanto semmai alle sue foglie (consumate sotto forma di infusi o essiccate e ridotte in polvere), le quali pare riescano tra le altre cose a contrastare i radicali liberi e abbiano proprietà anti rughe. In merito al primo punto in particolare è stato dimostrato nell’ambito di uno studio, pubblicato su Diabetes Research and Clinical Practice,  come nei soggetti ai quali veniva somministrato un estratto liquido di foglie di fico, assieme alla colazione, si era osservata una significativa riduzione del glucosio del sangue (che generalmente tende ad innalzarsi dopo i pasti) richiedendo meno insulina, inferiore al 12 %, rispetto al gruppo di pazienti ai quali, al contrario, veniva somministrato al posto dell’infuso un tè dolce.

Scelta e utilizzo

Usati come alimenti i fichi vengono spesso serviti quale antipasto, accompagnati a del prosciutto o sottoforma di confetture e composte assieme a del formaggio, ma effettivamente i fichi sono frutti che talvolta si accompagnano bene alla preparazione di primi piatti, secondi (assieme agli arrosti e alle carni di coniglio, volatili o selvaggina) e naturalmente per la preparazione di dolci.

Nella scelta del frutto fresco, meglio preferire fichi morbidi e paffuti, con il picciolo ancora sodo. Da evitare, al contrario, quelli troppo molli e che emanano un odore di fermentazione, indice di una eccessiva maturazione. Essendo molto deperibili si possono conservare pochi giorni in frigorifero, meglio se in un contenitore al riparo da odori circostanti che potrebbero essere assorbiti.

Attenzione anche alla scelta dei fichi secchi che non devono risultare troppo duri e devono essere dotati di un gradevole profumo. L’accortezza nella conservazione in questi casi è quella di tenerli al riparo da insetti ed in luoghi freschi e asciutti che possano evitare la proliferazione di muffe e micotossine pericolose.

Passato e Presente … alcune curiosità sui fichi

  • I fichi sono considerati uno dei frutti più importanti per la produzione di surrogati del caffè. Uno tra i cinque più importanti surrogati (caffè d’orzo, caffè di segale, caffè di malto, caffè di cicoria e naturalmente caffè di fichi) che in passato avevano il vantaggio di essere molto più economici del classico caffè tostato. Si pensi che negli anni ’30 il caffè tostato costava cinque, dieci volte in più rispetto ai suoi surrogati a causa delle alte tasse doganali che si applicavano a questo prodotto (nel 1933 un Kg di caffè tostato costava dai 9,6 ai 14 scellini a fronte di 1,80 – 1,85 scellini per un Kg di caffè di fichi). Il caffè di fichi (e ciò è valido per tutti i succedanei del caffè) non si beveva tal quale, ma i produttori dell’epoca o lo aggiungevano al caffè in chicchi o creavano miscele (tra i vari surrogati) che a volte, abbinate al latte risultavano più buone rispetto al “vero caffè” di scarsa qualità. Oggi è difficile trovare in commercio il caffè di fichi, ma se lo si dovesse trovare lo si riconoscerebbe per il suo sapore dolce ed un colore scuro ed intenso.
  • Forse non tutti sanno che i fichi, oltre che per le loro proprietà medicamentose venivano sfruttati, molto prima che si utilizzasse lo zucchero per le loro proprietà dolcificanti e quindi come edulcorante;
  • Attenzione alle allergie! In alcuni soggetti allergici alle moracee e al caucciù si sono infatti riscontrate reazioni al contatto con le foglie e i frutti della pianta del fico;
  • Alcuni studi hanno evidenziato come i fichi contengano prebiotici, ossia sostanze di cui si nutrono i “batteri buoni” che normalmente vivono nel nostro intestino, capaci di alimentare e rafforzare la nostra flora batterica donando un benessere diffuso a tutto l’organismo.

© Produzione riservata

Dr.ssa Sabina Rubini
Biologa ed Esperta in Sicurezza degli Alimenti - Consulente Aziendale

Co-founder Studio ABR - www.alimentiesicurezza.it

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