ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI

ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI

Allergie e intolleranze alimentari. Sovente i due termini sono confusi o meglio soprapposti, non avendo chiari i concetti che sottintendono a livello fisiologico. In un articolo a cura del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità  si evidenzia come a “livello nazionale i dati sulla prevalenza delle reazioni avverse al cibo sono piuttosto scarsi” ed esistono “incertezze riguardo l’esatta prevalenza delle intolleranze e delle allergie alimentari”.

È pur vero che nell’ultimo periodo sembra che via sia un aumento di soggetti colpiti da intolleranze e/o allergie alimentari, magari solo “percepite” ma comunque in grado di generare uno stato di malessere generale. Il problema può essere scatenato da molteplici fattori: genetici, ambientali, condizioni fisiologiche, consumo prolungato e ripetuto di uno stesso alimento nel tempo e altre cause predisponenti come ad esempio nel caso del consumo di alcuni cibi prima dell’attività sportiva che può scatenare la cosiddetta anafilassi da esercizio fisico cibo dipendente (FDEIA - Food-dependent exercise-induced). Si tratta invero di un disturbo non frequente in cui gli individui sviluppano ipersensibilità dovuta al consumo di alcuni alimenti in combinazione con l'esercizio fisico. Tra gli alimenti coinvolti ci sono i molluschi, i pomodori, le noci e le arachidi, il pesce, le uova, i funghi, le pesche, il latte e l’alcol che prima dell’attività sportiva possono favorire l’insorgere di manifestazioni allergiche. Dal punto di vista epidemiologico le patologie infiammatorie allergiche "determinano un importante impatto sulla qualità della vita dei pazienti e rilevanti costi sanitari: recenti studi epidemiologici condotti in Italia indicano che il 25% della popolazione compresa tra i 18 ed 44 anni soffre di rinite allergica e il 5% soffre di asma.” (www.salute.gov.it)

Con il termine di reazioni avverse agli alimenti o AFR (Adverse Food Reaction) si suole comprendere patologie meglio note come reazioni allergie (Food Allergy) e intolleranze. Quest’ultime si possono suddividere in reazioni pseudo allergiche dette anche PAR (Pesudo Allergic Reaction) e reazioni dovute ad alterazioni del metabolismo.

Le reazioni allergiche, mediate da meccanismi immunologici, possono a la loro volta essere suddivise in reazioni mediate da IgE e reazioni non mediate da IgE. Tutti gli alimenti di origine animale e/o vegetale sono potenzialmente in grado di determinare una risposta da parte dell’organismo il quale, in condizioni normali, è capace di predisporre un “meccanismo” di difesa. In certi casi però questo “meccanismo” si inceppa dando origine a manifestazioni patologiche i cui sintomi sono in genere estremamente variabili e possono interessare vari organi ed apparati comprendendo manifestazioni quali asma bronchiale, sindrome allergica orale, riniti, gastroenteropatie, tachicardia ed altri ancora che nel loro insieme determinano la cosiddetta anafilassi ossia sindrome allergica mediata dalle IgE che può, nei casi più gravi, condurre allo shock anafilattico. In genere è nell’infanzia che si sviluppano le allergie alimentari che come tali interessano molto raramente i soggetti adulti.

Le intolleranze alimentari non coinvolgono il sistema immunitario e sono in relazione alla quantità di alimento che viene ingerito e quindi non tollerato dall’organismo. Diverse sono le cause che possono portare a problemi di intolleranza come ad esempio una dieta squilibrata o patologie gastriche come il reflusso gastro‐esofageo e la gastrite che possono condurre ad un quadro clinico attribuibile, erroneamente, ad una intolleranza alimentare. Tra le intolleranze più note vi è quella enzimatica al lattosio dovuto generalmente ad un deficit di lattasi. Nel quadro generale delle intolleranze si inseriscono le cosiddette sindromi reattive pseudoallergiche o PAR (Pseudo Allergic Reactions) che si possono distinguere in istaminiche e tiraminiche. Nelle PAR istaminiche il mediatore chimico è appunto l'istamina, normalmente presente nel lume intestinale, che può essere di origine esogena (ingestione di alimenti che la contengono come formaggi stagionati, birra, vino, cioccolato, patate, aringhe, tonno, salmone, sardine, insaccati, ecc.) o endogena, ossia dovuta al rilascio da parte di cellule del tratto gastrointestinale o di batteri della flora intestinale. In alcuni soggetti l'ingestione di alimenti ricchi di istamina può indurre una PAR istaminica. Clinicamente la PAR istaminica si manifesta con rash cutanei, orticaria, raramente rinite, asma, shock anafilattico.  Nella PAR tiraminica, la tiramina deriva dalla tirosina e anche in questo caso l’origine può essere esogena per l'ingestione di alimenti ricchi della sostanza (formaggi, banane, avocado, ecc.) o endogena per la trasformazione della tirosina presente nei cibi ingeriti. Le manifestazioni da PAR tiraminica comprendono tachicardia, ipertensione, cefalea del tipo pulsante, febbre, vampate al volto e a volte sintomi cutanei come l'orticaria.

Nelle PAR da additivi si possono avere prurito, orticaria, rinite, asma, cefalea ed emicrania. Sono sostenute da meccanismi non immunologici ancora da definire. Gli additivi più comuni coinvolti in questo tipo di manifestazioni sono i nitriti, i solfiti, i nitrati, il glutammato di sodio e alcuni coloranti.

QUALI GLI ALIMENTI COINVOLTI?

Come abbiamo evidenziato precedentemente sono diversi gli alimenti sia di origine animale che vegetale, nonché alcuni integratori alimentari e additivi, che possono dare origine a quadri clinici di tipo allergico grazie alle sostanze in essi contenuti, proteine e glicoproteine, in grado di scatenare una risposta, ad esempio:

  • nel latte vaccino sono le proteine del siero e le caseine;
  • nell’uovo sono le proteine contenute nell’albume (ovoalbumina, ovomucoide, etc);
  • nei crostacei la tropomiosina, proteina termostabile che può dare origine anche a fenomeni di cross-reattività ad esempio con gli acari della polvere;
  • nel kiwi il principale allergene responsabile è l’actinidina;
  • nell’ananas la bromelina;

…e così via, frumento, soia, mais, sedano, carota, mela, ciliegie, pesca, avocado, nocciole, arachidi, etc... che come abbiamo detto possono anche dare origine a cross-reattività tra alimenti appartenenti o meno allo stesso gruppo.

IL CONSIGLIO…

Rivolgersi sempre a specialisti del settore per poter effettuare una corretta diagnosi, non trascurare o sottovalutare i sintomi e mai fare “auto-diagnosi” o, peggio che mai, “auto-cure”!


© Produzione riservata

Dr.ssa Elga Baviera
Biologa – Esperta in Sicurezza degli alimenti
Co-founder Studio ABR  –  www.alimentiesicurezza.it

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