Patate e solanina: un timore ingiustificato

Patate e solanina: un timore ingiustificato

L’idea che le patate non vadano mangiate perché contengono solanina è diffusa, ma sicuramente immotivata

“Le patate sono il terzo cibo maggiormente consumato al mondo, dopo riso e grano, e sono presenti tutto l’anno sul mercato”, esordisce Luciano Oscar Atzori, biologo esperto nazionale di sicurezza alimentare. Per secoli, hanno sfamato intere popolazioni, sostentandole e mantenendole in vita. Eppure, molte persone ritengono che sia meglio non consumarle per la presenza della solanina.

“Quasi tutti i vegetali hanno sistemi naturali di difesa contro i funghi e i parassiti (insetti ecc.). I più comuni sono gli alcaloidi delle patate”, prosegue il biologo. Ci spiega come la solanina (per la precisione un glicoalcaloide, cioè un alcaloide legato a uno zucchero) è contenuta in tutta la pianta: fusto, foglie e tuberi. La buona notizia è che è presente solo in superficie, perché i parassiti attaccano la parte esterna dei vegetali. “Perciò è importante sbucciare sempre le patate, andando anche più in profondità se ci sono parti verdi (che rivelano la presenza di solanina). Togliendo la buccia si elimina l’80% di questo alcaloide, che non si degrada con la cottura, a meno che non si superino i 240°C”. Ne rimane perciò circa un 20% che viene ingerito. Ma, spiega ancora l’esperto, l’80% di questo residuo viene espulso, principalmente attraverso le urine e in minor misura con le feci. Il resto si degrada lentamente, ma è davvero poco, decisamente insufficiente per creare danni, per altro davvero rari.

Cosa può provocare la solanina?

“Il consumo di solanina può causare due sintomatologie principali: acuta e cronica. La prima è prevalentemente a carico dell’apparato gastrointestinale: crampi addominali, vomito, diarrea, nei casi peggiori vertigini e confusione mentale. La tossicità cronica interessa individui che hanno un apporto costante ma minimo di solanina. Questa si trasforma nell’organismo in soladinina, molecola molto simile a quella della vitamina D3, con cui l’organismo la scambia. Si possono avere alterato metabolismo del calcio e degenerazione dei tessuti epiteliali, con sviluppo di psoriasi”... continua a leggere l'articolo su www.vitaesalute.net


Fonte - www.vitaesalute.net

Seguici su Facebook e Twitter

I commenti sono chiusi