PROBIOTICI, PREBIOTICI E BENESSERE

NON BASTANO I SOLI PROBIOTICI PER GENERARE BENESSERE INTESTINALE. ASSUMIAMO ANCHE I PREBIOTICI...

di Elga Baviera

Microbiota, microbioma, comunità microbica, microflora, flora intestinale…tutte parole che ricorrono spesso quando si sente parlare di benessere intestinale. Ma di che si tratta realmente? Si tratta di batteri, organismi procarioti (senza un nucleo ben definito) normalmente non patogeni che colonizzano il nostro organismo. Comunità che popolano l’intestino e non solo, la cavità orale, le cavità nasali, la pelle. Si tratta di un ecosistema molto complesso costituito da nicchie ecologiche la cui composizione, densità, capacità di adattamento e attività metabolica sono tuttora al vaglio degli studiosi. La flessibilità di questi organismi consente loro di rispondere prontamente alle mutevoli condizioni dell’ambiente in cui vivono, ad esempio il nostro intestino.

Oltre ai batteri sono presenti, in misura minore, anche i funghi (micobiota), rappresentati da miceti che interagiscono con l’ambiente circostante e da virus (virobiota) caratteristici di ciascun soggetto.

Il microbioma intestinale che possediamo si è evoluto con noi, questi organismi simbionti e la loro biodiversità ci sono utili perché le loro interazioni ci permettono di vivere in salute. Aiutano a decomporre le fibre e a digerire l’amido, producono vitamine importanti come la vitamina K, favoriscono l’assorbimento di elementi come il calcio e il ferro, sono in grado di metabolizzare alcuni farmaci, intervengono nei processi digestivi dei grassi e degli zuccheri, senza dimenticare naturalmente l’importante ruolo svolto nel rinforzare le difese immunitarie, la cosiddetta “immunità microbica”. Questo micro universo cambia da individuo a individuo, rispecchia il tipo di alimentazione, si evolve con il passare degli anni e con il cambiamento delle abitudini alimentari.

I probiotici sono stati definiti dalla Fao/Oms come dei microorganismi "vivi e vitali al momento dell'uso, la cui efficacia è legata al consumo di un'adeguata quantità e il cui uso deve portare un beneficio per la salute o il benessere". I risultati di varie ricerche e studi dimostrano come essi svolgano un ruolo importante e fondamentale per lo sviluppo di un organismo sano, stimolando le difese immunitarie o riducendo i casi di patologie stagionali. La maggior parte dei microorganismi probiotici utilizzati per il benessere intestinale appartengono ai generi Lactobacillus (Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus rhamnosus, Lactobacillus bulgaricus, ecc...) e Bifidobacterium (Bifidobacterium breve, Bifidobacterium lactis, ecc…).

I “prebiotici” sono invece dei “costituenti non vitali degli alimenti che contribuiscono al beneficio dell’organismo attraverso la modulazione del microbiota”. Si tratta invero di sostanze attaccabili dagli enzimi del microbiota intestinale, il metabolismo operato dai batteri endogeni produce molecole in grado di esercitare effetti antiinfiammatori e limitare lo sviluppo di eventuali batteri patogeni. Sono prebiotici le fibre alimentari: cellulosa, emicellulosa e pectina presenti nei cereali, nella frutta, nella verdura. La pectina, presente specialmente nella buccia delle mele e delle mele cotogne, l’inulina contenuta nei tuberi e nei carciofi, la lignina che ritroviamo nei fagiolini verdi, altre verdure e nei noccioli della frutta (esempio i semi dell’uva), ma anche la chitina dei crostacei e dei funghi. Gli effetti benefici delle fibre sull’intestino sono noti ormai da tempo e i prodotti del metabolismo batterico, principalmente acidi grassi a catena corta come l’acido butirrico, propionico ed acetico svolgono diverse importanti funzioni.

La combinazione di prebiotici/probiotici crea quindi un ambiente ideale di sviluppo e crescita del probiotico, è il caso delle associazioni di bifidobatteri come il Lactobacillus rhamnosus con i frutto-oligosaccaridi e i galatto-oligosaccaridi (GOS e FOS).

Le Linee Guida del Ministero della Salute “LINEE GUIDA SU PROBIOTICI E PREBIOTICI” (revisione marzo 2018) forniscono indicazioni precise sulle caratteristiche che devono avere i probiotici e i prebiotici che sono utilizzati per l’equilibrio della flora batterica intestinale.

Nello specifico i probiotici, che possono essere impiegati negli alimenti e negli integratori alimentari, devono soddisfare i seguenti requisiti:

  1. essere usati tradizionalmente per integrare la microflora (microbiota) intestinale dell’uomo;
  2. essere considerati sicuri per l’impiego nell’uomo;
  3. essere attivi a livello intestinale in quantità tale da moltiplicarsi in tale sede.

Sono necessari almeno 109 cellule vive per giorno per poter colonizzare l’intestino, per cui la dose giornaliera raccomandata deve contenere almeno questa quantità per almeno uno dei ceppi presenti, questa dose “deve essere riportata in etichetta per ogni ceppo e deve essere garantita, con le modalità di conservazione suggerite, fino al termine della shelf-life”. Oltre a ciò vanno considerati anche gli aspetti legati alla sicurezza nell’utilizzo dei microorganismi sia batteri che lieviti, per i quali devono essere identificate le specie e il ceppo e il profilo di antibiotico/micotico-resistenza.

Per quanto attiene ai prebiotici questi devono:

  1. essere sicuri per l’uomo sulla base di un uso tradizionale per cui non si tratta di novel food ai sensi del Regolamento (UE) 2015/2283;
  2. essere presenti sulle quantità di assunzione giornaliera in quantità plausibili per svolgere un effetto “prebiotico” secondo le evidenze scientifiche disponibili.

Il tema dell’utilizzo dei probiotici (alimento funzionale) e dei probiotici è molto attuale, ancora in fase di studio e largamente dipendente dalla conoscenza del microbiota intestinale e dei prodotti del metabolismo batterico capace di interagire con l’organismo. Per tale ragione le indicazioni sulla salute devono essere autorizzate solo dopo una valutazione scientifica del più alto standard possibile che sarà effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Sul mercato europeo di fatto esistono molti prodotti (integratori per il benessere intestinale) che non rispettano i criteri minimi richiesti come la definizione del ceppo e l’evidenza di una specifica efficacia.

L’EFSA d’altronde nella sua valutazione dei claims da autorizzare ai sensi del Regolamento (CE) 1924/2006 sostiene che “incrementare il numero di un qualsiasi gruppo di batteri o aumentare i livelli di microflora benefica non siano in sé effetti benefici sulla salute”. Partendo da tale approccio si legge sulle Linee Guida Ministeriali che i “prodotti conformi alle presenti linee guida per il loro contenuto di probiotici o prebiotici, risultando plausibilmente in grado di favorire l’equilibrio della flora batterica, possono indicare in etichetta tale effetto fisiologico ed impiegare termini che lo sottendono come “probiotico” e “prebiotico” indicando la destinazione d’uso: “Favorisce l’equilibrio della flora intestinale”.


© Produzione riservata

Dr.ssa Elga Baviera
Biologa - Esperta in Sicurezza degli Alimenti 
Co-founder dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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