L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO: VERITA’ E MITI DA SFATARE

L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO: VERITÀ’ E MITI DA SFATARE

di Maria Sole Facioni

Alzi la mano chi non ha mai detto o sentito dire “non riesco a digerire il latte” oppure “i formaggi? Quelli non li tollero proprio!” o ancora “non posso bere il cappuccino fuori casa”.

Ebbene, quanti hanno pensato che fosse dovuto a intolleranza al lattosio? Ad oggi pochi.

In Italia si ritiene che circa il 50% della popolazione sia intollerante al lattosio, ma solo 1 su 4 sa di esserlo. Dato che lascia perplessi, soprattutto se si pensa a una condizione così diffusa anche a livello mondiale. In Cina, in Giappone e in Sud Africa l’intolleranza al lattosio si aggira tra l’80 e il 100% della popolazione. In Europa la situazione è abbastanza variegata: nell’Europa meridionale i soggetti che presentano tale difetto sono circa il 70%, nell’Europa centrale la percentuale si aggira attorno al 30% mentre l’incidenza percentuale è decisamente minore nell’Europa settentrionale, si attesta infatti attorno al 5%.  (Scientific opinion EFSA, 2010)

L’intolleranza al lattosio è un disturbo molto dibattuto oggi, tra verità e miti da sfatare. Capiamo allora di cosa si tratta.

L’intolleranza al lattosio (definita anche ipolattasia) si verifica in caso di mancanza parziale o totale della lattasi, ovvero l’enzima in grado di scindere il lattosio (zucchero composto) nei suoi due zuccheri semplici, glucosio e galattosio. Il lattosio è il principale zucchero del latte (tra cui latte di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno), rappresenta infatti il 98% degli zuccheri presente nel latte, oltre ad essere presente anche in altri prodotti lattiero-caseari derivati. Il lattosio, dopo essere stato assunto con la dieta, viene digerito a livello del duodeno dalla lattasi presente sulla superficie delle cellule della mucosa intestinale. In caso di deficit di questo enzima, il lattosio non viene digerito e rimane nel lume intestinale dove viene fermentato dalla flora batterica con conseguente richiamo di acqua e produzione di gas.

Quali sono i sintomi più comuni?

Il quadro clinico che ne deriva è caratterizzato da dolori addominali di tipo crampiforme, meteorismo, pesantezza di stomaco, senso di gonfiore gastrico, diarrea o stitichezza che insorgono da 1-2 ore a qualche giorno dopo l’ingestione di alimenti che contengono lattosio. Oltre a questi, si manifestano anche sintomi più generici come mal di testa, stanchezza, nausea, eruzioni cutanee e, in rari casi, perdita di peso.

La sintomatologia è differente da persona a persona, con manifestazioni di diversa entità ed importanza. Tuttavia tali sintomi non sono specifici e spesso si sovrappongono ai sintomi di altre intolleranze o patologie del tratto intestinale, questo purtroppo ritarda la diagnosi.

Tre diverse forme di intolleranza al lattosio

L'intolleranza al lattosio esiste in tre differenti forme: congenita, genetica e acquisita. La forma genetica, o forma primaria, è generata dal deficit di produzione della lattasi e si può manifestare nel bambino, durante lo svezzamento oppure tardivamente nell'adulto a causa di una riduzione eccessiva della produzione di lattasi. La forma acquisita, o secondaria, è dovuta ad altre patologie acute (come infiammazioni e infezioni dell'intestino) o croniche (ad esempio celiachia, morbo di Crohn, sindrome dell'intestino irritabile) ed è transitoria risolvendosi infatti alla guarigione della malattia responsabile. Altre cause possono essere terapie antibiotiche, chemioterapiche o con radiazioni ionizzanti che, in conseguenza della loro tossicità o di un'azione di inibizione diretta dell'attività lattasica, determinano ipolattasia.

La terza forma di intolleranza, molto rara e di origine genetica a insorgenza precoce, si manifesta sin dalla nascita, (per questo è detta forma congenita), il neonato sviluppa diarrea non appena nutrito con latte materno o formulato, quindi una totale assenza di lattasi che persiste per tutta la vita.

 

Come diagnosticare l’intolleranza al lattosio?

La diagnosi attualmente si basa su due principali metodiche: Breath Test e Test genetico.

Fare la diagnosi è importante per escludere dalla dieta in modo totale o parziale, a seconda della gravità, le fonti di lattosio.

È necessario ricordare di affidarsi a test scientificamente riconosciuti, validi ed attendibili. Sono assolutamente da evitare i “test bufala” ovvero i test alternativi che spaziano dall’iridologia, alla biorisonanza, all’esame del capello, al test della forza e non solo. Pratiche prive di validazione scientifica, ma purtroppo sempre più diffuse. Basti pensare che nel 2016 sono stati spesi circa 300 milioni di euro per questi test. Solo con un’accurata diagnosi è possibile risolvere i sintomi tipici e tornare al proprio benessere psico-fisico.

Il test finora più diffuso, definito il gold standard per diagnosticare l’intolleranza al lattosio, è il Breath Test, che valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di 25g di lattosio, prelevando 8 campioni di aria ottenuti facendo soffiare il paziente in una sacca a intervalli regolari (ogni 30 minuti), per un tempo totale di 4 ore. Il respiro raccolto viene esaminato con lo scopo di individuare la presenza di idrogeno proveniente dalla fermentazione del lattoso non digerito. Per eseguire questo test, il paziente deve seguire una dieta apposita nel giorno precedente l’esame ed altre importanti linee guida al fine della buona riuscita dell’esame evitando così falsi positivi e/o falsi negativi.

Un test positivo accerta la presenza di malassorbimento del lattosio, ma non discrimina se si tratta di una forma primaria dovuta a un deficit genetico di lattasi, o secondaria dovuta ad un’alterazione dell’integrità della parete intestinale conseguente a stati patologici.

Per capire se si tratta di una forma primaria o secondaria di intolleranza al lattosio occorre eseguire il Test Genetico, generalmente un tampone buccale per il prelievo della saliva, dal quale è possibile analizzare il proprio DNA. È scientificamente dimostrato che la mancanza di lattasi è dovuta ad una variazione del DNA, nella popolazione Caucasica è un polimorfismo C/T in posizione -13910 che cade nella zona regolatoria del gene della lattasi (LCT). Il Test Genetico permette quindi di discriminare chi ha entrambe le copie sane del gene (T/T), chi ne ha solo una sana (T/C) e chi le ha entrambe mutate (C/C) e quindi associata a lattasi-non-persistenza (LNP). Essendo un test semplice, rapido e non invasivo, è di facile esecuzione anche nel bambino in cui il Breath test può risultare difficile effettuarlo ed è consigliato anche in caso di familiarità per intolleranza al lattosio.

È corretto definire i due test sopracitati complementari e non alternativi, poiché insieme forniscono una visione completa della condizione di intolleranza al lattosio, salvo casi particolari.

Dove fare il test? Sul sito di AILI è disponibile la “Test Map”, la prima mappa ufficiale, di facile consultazione, che racchiude i maggiori centri italiani pubblici e privati che eseguono i test sopracitati.

Dove si trova il lattosio?

Rispondere a questa domanda (di rito) con un elenco preciso e dettagliato degli alimenti che contengono lattosio è difficile, quasi impossibile, almeno fino ad oggi. Possiamo però fornire delle valide indicazioni che permettono di districarsi tra gli scaffali del supermercato e non solo.

Il lattosio si trova principalmente in latte e prodotti lattiero-caseari derivati. Questo zucchero è presente in elevate quantità nei formaggi freschi, mentre nei formaggi stagionati a pasta dura è presente in ridotte quantità se non quasi assente.

Ma non solo nel latte vaccino, attenzione! Latte di bufala, di pecora, di capra e di asina contengono lattosio al pari del latte vaccino se non di più.

Il lattosio viene spesso utilizzato anche come additivo, quindi leggere attentamente tutte le etichette di ciò che ci accingiamo ad acquistare. Basti pensare che è possibile trovare lattosio nel dado, nel prosciutto cotto e altri insaccati, e nella maggior parte dei prodotti da forno.

Grazie al Regolamento UE 1169/2011, il lattosio rientra nei 14 allergeni elencati, quindi deve essere necessariamente riportato nell’elenco ingredienti in modo esplicito.

Solo negli alimenti? No!

Il lattosio, oltre ad essere presente negli alimenti e negli integratori, è presente come eccipiente in molti farmaci. Chiedere consiglio al proprio medico e/o al farmacista per trovare un farmaco alternativo.

L’esclusione di alimenti contenenti lattosio comporta una carenza di calcio?

I formaggi a pasta dura ed extra-dura, che hanno perso il lattosio durante la stagionatura, assicurano un apporto adeguato di calcio. Spinaci, radicchio, indivia, cavoli, broccoli, carciofi, fagioli, mandorle, nocciole, semi di sesamo, latte di soia fortificato e succhi di frutta al 100 per cento integrati con calcio sono buone fonti di calcio.

Allergia al latte o intolleranza al lattosio?

È’ necessario fare distinzione tra allergia alle proteine del latte e intolleranza al lattosio, troppo spesso vengono confusi.  In realtà la loro natura è molto differente e ne consegue test di diagnosi e dieta differenti.

L’allergia al latte in genere si sviluppa nei primi anni di vita del bambino. Questa forma allergica induce il corpo a produrre anticorpi contro le proteine contenute nel latte e si manifesta in breve tempo dall’ingestione di latte e/o derivati.

INTEGRATORI DI LATTASI, VALIDI AIUTI?

Per gli intolleranti al lattosio esistono degli integratori specifici, ovvero gli integratori di lattasi (contenenti l’enzima mancante) che, se assunti poco prima dell’ingestione dell’alimento contenente lattosio, permettono di digerire quest’ultimo. Ma non fanno miracoli, non curano l’intolleranza al lattosio! Sono utili per concedersi uno strappo alla regola o quando non siamo sicuri di ciò che ci attingiamo a mangiare.

Attenzione! Gli integratori di lattasi si differenziano dalle miscele enzimatiche (contenenti differenti enzimi digestivi tra cui la lattasi ed altri componenti) coadiuvanti della digestione, in genere dei carboidrati.

Quanto lattosio permettono di digerire?

Dipende da vari fattori tra cui quanto lattosio (compresi latte e derivati) è contenuto in quel determinato alimento (ricordare che 5 gr di lattosio equivalgono a circa 100 ml di latte), dal dosaggio dell’integratore ossia quante unità enzimatiche contiene (più ne hanno, più lattosio permettono di digerire) e dalle caratteristiche del proprio organismo.

È possibile prendere più di una compressa insieme, ma leggere bene ed attenersi alla posologia indicata sulla confezione e/o sul foglietto illustrativo. Generalmente non necessitano di prescrizione medica.

Quanto dura l’effetto? La durata d’azione dell’enzima non è fissa, è abbastanza soggettiva, dipende dal proprio tempo di svuotamento gastrico che a sua volta dipende da vari fattori come se il cibo è solido o liquido, dalla combinazione degli alimenti, dal tipo di alimento se ricco di grassi o di zuccheri o di carboidrati, dalla propria velocità di masticazione, dall’acidità di stomaco e dalla motilità intestinale ecc. In ogni caso l’azione non è lunga più di un’ora (circa) dall’assunzione dell’alimento contenente lattosio. È consigliato provarne alcuni tipi per cercare quello più adatto alle proprie esigenze.

N.B. La lista completa di integratori di lattasi e l’elenco di enzimi coadiuvanti la digestione sono redatti da AILI in collaborazione con Farmadati Italia Srl ed è un servizio offerto esclusivamente ai Soci AILI.

Per maggiori informazioni www.associazioneaili.it


© Produzione riservata

Dr.ssa Maria Sole Facioni
Biologa e Dottore di Ricerca in Scienze Biologiche e Molecolari
Presidente Associazione AILI - Associazione Italiana Latto-Intolleranti Onlus
www.associazioneaili.it

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