Attenti al mortale Pesce Palla maculato

Attenti al mortale Pesce Palla maculato

di Luciano O. Atzori

A seguito dei repentini cambiamenti climatici (quali il riscaldamento globale) e al raddoppiamento del Canale di Suez, avvenuto nell’estate del 2015, si è verificato l’ingresso (“migrazione Lessepsiana” da Ferdinal de Lesseps che determinò la costruzione del primo canale di Suez) e la riproduzione nel Mediterraneo di alghe e soprattutto di specie ittiche aliene (alloctone) per questo mare in quanto originarie del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano.

Si tratta soprattutto di specie di pesci tropicali alcuni dei quali potenzialmente pericolosi perché in grado di alterare gli ecosistemi locali a seguito delle alterazioni della normale catena alimentare (competizione con le specie autoctone, ecc.).

Questi pesci, una volta entrati nel Mediterraneo, non sono in grado di uscirne e trovando delle temperature idonee alla loro vita riescono a riprodursi colonizzando i vari ambienti marini.

Oltre ai danni ambientali alcune specie sono molto pericolose per l’uomo in quanto se mangiate sono velenose.

Tra le specie aliene del Mediterraneo più pericolose per la salute umana vi è sicuramente il Pesce Palla Maculato (Lagocephalus sceleratus). Questo pesce esotico appartiene alla famiglia dei Tetraodontidae (dal greco “quattro denti”), comprendente circa 180 specie, tutte caratterizzate dall’avere quattro denti molto robusti di cui i due superiori e i due inferiori sono fusi assieme formando una sorta di becco. Questi denti crescono per tutta la vita e sono molto taglienti infatti vengono utilizzati per cibarsi di crostacei, di molluschi con conchiglia e dei polipi dei coralli (tutti alimenti molto duri).

Questo pesce, dalle dimensioni di circa 60 cm e di massimo 5-6 kg, difende il territorio e riesce a mimetizzarsi. Si riconosce, non solo per i denti, ma anche per l’assenza delle pinne ventrali, per l’assenza di squame, per la livrea argentea, per delle macchie scure sul dorso e perché gli occhi si trovano sulla parte superiore della testa.

È chiamato pesce palla perché quando si sente minacciato, si gonfia rapidamente ingerendo velocemente molta acqua (se è fuori dall’acqua ingerisce aria), che viene incamerata dentro il corpo, diventando una grande palla che renderebbe difficile la sua ingestione da parte dei potenziali predatori.

Questa specie, come tutti i Tetraodontidii, è molto pericolosa perché alcuni suoi organi (nel fegato, nelle gonadi, nell’intestino, nella pelle, ecc., ma per migrazione anche nelle carni, a seguito del contatto con gli organi o per prolungata conservazione) contengono la Tetradotossina (TTX), neuro tossina termostabile in grado di bloccare la respirazione portando a morte in pochissimo tempo. Bastano 2 mg di questa tossina per uccidere un uomo! Attualmente non esiste un antidoto verso questa sostanza.

In Giappone il pesce Palla (chiamato “Fugu”) è considerato un piatto prelibato e viene mangiato cotto o crudo (“Fugu sashimi”) dopo essere stato sfilettato con cura ed avergli asportato gli organi pericolosi da parte di particolari cuochi abilitati a tali procedure.

In Italia il consumo e la commercializzazione del pesce Palla è vietata dal 1992 (D.Lgs. 531/1992 e dai successivi Regolamenti (CE) 853 e 854/2004).

Il pesce Palla è stato più volte avvistato e pescato in Sicilia (per la prima volta nel 2013), Calabria e Puglia. A fine ottobre 2017 è stato pescato un esemplare a Molfetta (decima segnalazione ufficiale italiana), ma fortunatamente è stato subito riconosciuto. Nel Mediterraneo, oltre al pesce Palla Maculato, vi sono anche altre due specie di Tetraodontidae: il Lagocephalus lagocephalus e lo Sphoeroides pachygaster.

Vista la pericolosità di questi pesci qualora si dovesse identificare un pesce Palla si deve prontamente avvisare l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con un’email (pescepalla@isprambiente.it) indicando il luogo dell’avvistamento, la data, la modalità di osservazione (avvistamento in acqua, pesce catturato durante pesca professionale o sportiva, pesce piaggiato, ecc.), il nominativo dell’avvistatore e possibilmente bisognerebbe allegare qualche immagine e/o filmato del pesce.

Siccome la tossicità della tetradotossina permane anche dopo la cottura appare evidente che non bisogna mai consumare questo pesce neanche dopo averlo portato ad alte temperature (bollitura, frittura, forno, ecc.) per lunghi periodi.

Il contatto con gli altri pesci pescati di norma non determina rischio di contaminazione da parte della tossina.

In Giappone ogni anno si registrano differenti casi di intossicazione e di decessi da Fugu. In Italia ci furono nel 1977 dei casi di intossicazione e tre decessi da tetradotossina a causa della somministrazione di pesce palla proveniente da Taiwan commercializzato come Pesce Rana pescatrice. In seguito si registrarono altri casi isolati.

Vista la crescente frequenza di questi pesci nei nostri mari bisogna stare particolarmente attenti quando peschiamo un esemplare che risponde alle tipiche caratteristiche morfologiche dei tetraodontidae o quando ci viene proposto da qualche “scellerato” pescatore o addirittura suggerito in pescheria o in ristorante per scarsa conoscenza delle specie ittiche.

Considerato l’incremento degli avvistamenti del pesce Palla si può concludere questa breve trattazione parafrasando goliardicamente la nota filastrocca… “Apelle figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere… il pesce Palla”…

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© Produzione riservata

Dr. Luciano O. Atzori
Biologo - Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente agroalimentare

Ceo  Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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