Tra non molto i grassi trans in Europa avranno vita breve…

...almeno si spera…

I grassi trans (TFAs) sono particolari grassi pericolosi per la salute umana infatti aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, di ictus, infarto, ecc. e secondo la European Cardiology Society dovrebbero essere messi al bando. Basti pensare che il consumo costante di circa 5 grammi al giorno può aumentare del 23% la probabilità di incorrere in malattie cardiovascolari. A tal proposito si tenga conto che in Europa questo tipo di patologie rappresentano il 40% dei decessi totali costituendo la prima causa di mortalità.
I grassi trans sino a non molto tempo fa erano parecchio utilizzati dall'industria alimentare in quanto sono poco costosi, di facile uso, solidi a temperatura ambiente e caratterizzati da una lunga shelf-life (durata).
Questi grassi in altri Paesi extra europei sono già normati ad esempio negli Stati Uniti il loro utilizzo è regolamentato per non dire quasi proibito e dove presenti vi è l’obbligo di indicare nell'etichetta la percentuale presente in modo tale da tutelare i consumatori.
Le evidenze scientifiche sugli effetti dei TFAs, ma anche la necessità di non incrinare l’export di prodotti alimentari europei verso gli Stati Uniti (aspetto di sicuro interesse economico per molti Paesi dell’UE), stanno facendo riflettere sulla imminente necessità di regolamentare l’uso dei grassi trans riducendone il più possibile l’utilizzo. Alcuni Stati europei (Svizzera, Islanda, Norvegia, Austria, Danimarca e Ungheria), senza aspettare l’UE, si sono già portati avanti in questo senso in quanto hanno imposto il limite del 2% sul contenuto massimo di grassi. A tal proposito va sottolineato che, nonostante il recente Reg. (UE) 1169/2011 sull'etichettatura dei prodotti alimentari, in Europa non è obbligatorio indicare in etichetta i grassi trans, ma soprattutto risulta molto difficile indicarli spontaneamente.
Nelle etichette va segnalato il tipo di grasso/olio presente, i grassi vegetali idrogenati e il loro grado d’idrogenazione (“parzialmente idrogenati” o “totalmente idrogenati”). Appare evidente che queste informazioni non sono assolutamente esaustive per il consumatore medio che erroneamente è portato a credere che i grassi vegetali parzialmente idrogenati siano “più sicuri” di quelli “totalmente idrogenati” in quanto soggetti ad un processo meno spinto non sapendo che proprio che la completa idrogenazione riduce la formazione dei grassi trans…


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Prof. Luciano O. Atzori

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