Antibiotici nella carne? Chissà, forse saranno indicati in etichetta…

Nell'estate 2015 parecchi quantitativi di carne di maiale sono stati ritirati dal commercio in quanto risultati vi era presente un particolare ceppo del batterio Stafilococco aureo resistente all'antibiotico Meticillina (MRSA: Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus). Tale presenza è stata correlata al massiccio uso (cioè “abuso” spesso dovuto all'impiego preventivo) di antibiotici negli allevamenti intensivi. Basti pensare che recenti stime inglesi ipotizzano che il 45% degli antibiotici consumati vengono adoperati proprio in questo settore e che gli oltre duemila test effettuati dalla BEUC (gruppo per i diritti dei consumatori europei) ha riscontrato sulla carne cruda di pollo commercializzata in alcuni Paesi europei (Italia, Germania, Spagna, ecc.) una percentuale molto elevata (70-98%) di contaminazione da parte di batteri antibiotico resistenti.
Questi casi di cronaca, le evidenze scientifiche e le indagini effettuate da gruppi privati stanno facendo meditare sulla necessità di creare un marchio di qualità denominato “Antibiotic free” caratterizzato da uno specifico logo. Alcuni sostengono che tale necessità non esista in quanto la carne biologica è, di per sé, esente da antibiotici.
In realtà, senza dover acquistare carne biologica, si potrebbe ridurre drasticamente l’uso degli antibiotici nella produzione animale migliorando il benessere e le condizioni di vita degli animali allevati. In altre parole rendendo meno affollati e intensivi gli allevamenti come hanno fatto gli allevatori di suini della Danimarca che in appena quattro anni hanno ridotto d 13% l’uso di antibiotici.


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Prof. Luciano O. Atzori

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