8 marzo… Semplici riflessioni a voce alta

8 MARZO…

Semplici riflessioni a voce alta

di  Luciano O. Atzori

Ogni anno alla vigilia dell’8 marzo (“giorno della Donna”) molte persone riflettono sull’utilità di mantenere questa ricorrenza. Molte persone ritengono che non sia più la celebrazione dei diritti delle donne, ma una sorta di festa fine a stessa mantenuta in essere per aumentare alcuni consumi. Addirittura c’è chi ritiene che questa celebrazione sia una vera ipocrisia e che offenda la donna in quanto considerata come una specie in estinzione da salvaguardare.

Ovviamente c’è anche chi difende l’8 marzo perché ritiene che serva a ricordare, ai tanti distratti, tutte le difficili conquiste politiche, sociali, legali (contro vessazioni e soprusi) ed economiche che le donne sono riuscite ad affermare dopo lunghe e faticose lotte.

Personalmente penso che il come considerare l’8 marzo dipenda da ognuno di noi e che la polemica che ogni anno si accende su questa giornata serva a ben poco.

Ad ogni modo fa bene ricordare come nasce questa ricorrenza. In parecchi credono, io compreso sino a qualche anno fa, che l’8 marzo e la scelta del fiore della mimosa abbia come origine per la commemorazione di un incendio avvenuto in una fabbrica di New York nella quale morirono molte lavoratrici.

In realtà pare che di questo incendio non vi sia traccia storica… Alcuni pensano che questa celebrazione abbia origine da uno sciopero promosso e operato da tante lavoratrici del comparto tessile statunitense, sfruttate e umiliate, avvenuto nel 1857.

Qualunque sia l’origine di questa giornata, documenti storici alla mano, pare che l’8 marzo si celebri dal 1909 negli Stati Uniti e dal 1922 in Italia.

Nei primi decenni di questa rievocazione non esisteva un vero e proprio simbolo. Solo dal 1946 si scelse il fiore della Mimosa (Acacia dealbata), pianta originaria della Tasmania, come segno rappresentativo in quanto aggraziato, ma vigoroso e duraturo allo stesso tempo, perché “fiore povero” quindi accessibile a tutti, dalla gradita profumazione e perché di color giallo, colorazione del sole quindi simbolo di forza e di vita. Insomma pare che il fiore della mimosa sia il miglior rappresentante del “gentil sesso”.

La scelta della mimosa fu fatta dall’Unione Donne Italiane (UDI).

Il nome “mimosa” sembra che derivi dal greco e significhi “rappresentazione” mentre il nome della specie “dealbata” sta a significare “candore non bianco” che ben si associa alla natura armonica e all’eterogeneità delle donne. In definitiva Teresa Mattei e Rita Montagnana (rappresentanti dell’UDI del 1946) non potevano scegliere fiore migliore per descrivere la donna.

In realtà esistono diverse varietà di mimosa oltre all’Acacia dealbata la più conosciuta è sicuramente la Mimosa tenuiflora utilizzata principalmente per le sue proprietà grazie all’uso della sua corteccia e degli oli essenziali che se ne ricavano.

Qualcuno usa i fiori di mimosa per colorare di giallo alcuni piatti in realtà se utilizzati per questo scopo bisogna porre particolare attenzione perché non tutti i fiori sono commestibili e sicuramente la corteccia e l’olio essenziale vanno adoperati solo per usi esterni.

In conclusione non mi rimane che augurare a uomini e donne di cercare di prolungarne i valori originari dell’8 marzo a tutti i restanti giorni dell’anno portando dentro di se un ramoscello di mimosa…


© Produzione riservata

Dr. Luciano O. Atzori
Biologo - Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente agroalimentare

Co-founder dello Studio ABR - www.alimentiesicurezza.it

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