Come prevenire spiacevoli sorprese in viaggio

COME PREVENIRE SPIACEVOLI SORPRESE IN VIAGGIO

di L.O. Atzori e S. Rubini

Quando si va in viaggio la maggior parte di noi cerca di prendere le dovute precauzioni per ridurre il rischio di tossinfezioni alimentari (soprattutto per evitare la cosiddetta “diarrea del viaggiatore”):

In realtà, oltre alle malattie che si possono contrarre attraverso l’assunzione di alimenti e bevande contaminate da microrganismi patogeni (quali batteri, virus, protozoi, ecc.), si può incappare anche in altre situazioni non piacevoli che potrebbero trasformare le vacanze in un incubo.

Vediamo assieme a Luciano O. Atzori e a Sabina Rubini di fare una veloce rassegna dei principali rischi da viaggio nei quali si potrebbe incorrere sia in luoghi marini che di montagna.

A) Attenti alla sabbia… Da tempo si conoscono le proprietà della sabbia (psammoterapia o sabbiature): capace di levigare delicatamente la pelle grazie alla sua azione di scrub (che accelera l’azione esfoliante e di ricambio cellulare degli strati esterni della stessa), di ridurre le ruvidità e le callosità, grazie al calore che cede e di attenuare i dolori muscolari alleviando i sintomi da reumatismi e artrosi. Oltre a tutti questi utili benefici le sabbiature hanno il potere di rilassare la nostra muscolatura concedendoci un momento di totale relax. Se però la sabbia non è igienicamente salubre, attraverso le sabbiature specialmente se fatte in arenili pubblici spesso frequentati da persone e da animali (cani di giorno e animali selvatici la notte) si possono contrarre diverse patologie causate da batteri (clostridium, ecc.) e da parassiti. Insomma fare le sabbiature va bene, ma stiamo attenti a dove le facciamo e soprattutto cerchiamo di evitare che la sabbia vada nelle mucose delle parti intime o sopra eventuali piccole ferite (abrasioni, ustioni e tagli). Nel caso, infatti, di arrossamenti, ulcere, tumefazioni, dolori, prurito e altri sintomi presso le zone nelle quali si è effettuata la sabbiatura è consigliato farsi visitare da personale medico specializzato;

B) Dopo un autunno ed un inverno con i piedi sigillati dentro calze e scarpe, sicuramente d’estate ci piace lasciarli liberi e se possibile camminare a piedi nudi. Camminare scalzi sull’erba, nei campi, sull’arenile e sui bordi delle piscine è sicuramente un’attività liberatoria che regala piacevoli sensazioni (sembra di essere tutt’uno con la natura) e riattiva la circolazione, ma in certi contesti può essere pericolosa. Una delle infezioni che si possono contrarre è il noto (e spesso molto dolorante) “piede d’atleta” provocato da un fungo oppure infezioni provocate da piccoli ectoparassiti (insetti e aracnidi) come le ematofaghe pulci della sabbia (Tunga penetrans) causa della tungiasi (penetrazione della minuscola pulce nella pelle con conseguente irritazione e infezione della stessa) o ancora le infezioni provocate dalle pericolosissime zecche. Occhio inoltre a ciò che calpestiamo! Camminare a piedi nudi potrebbe provocare ferire causate da frammenti di vetro, legno o chiodi spesso non visibili perché nascosti dalla sabbia o dal terreno; portare a sviluppare verruche (spesso confuse per calli) causate dal virus Human papilloma (Hpv) oppure infestazioni causate dallo Strongyloides stercoralis (verme filiforme molto frequente nelle aree tropicali) capace di penetra nel nostro corpo senza arrecare specifici sintomi o, quando li provoca essere tanto generici da essere sottovalutati e confusi con altro. Infine molta cautela va posta camminando sui fondali sabbiosi capaci di nascondere insidie quali le dolorose punture della Tracina (meglio conosciuta come “pesce ragno” e molto diffuso nei bassi fondali sabbiosi). Tutte le patologie fin qui descritte richiedono trattamenti specifici e visite in centri specializzati capaci di rilevare la corretta diagnosi. Il consiglio pertanto è quello di camminare scalzi, ma solo in zone non rischiose e negli arenili costantemente puliti e ispezionati;

C) Attenzione alle zecche in quanto parassiti in grado di arrecare pericolose malattie infettive (meningoencefalite da zecca o TBE, malattia di Lyme o Borreliosi, Rickettsiosi o febbre bottonosa, febbre ricorrente, ecc.). Delle diverse specie di zecche sicuramente una delle più pericolose per l’uomo è la Ixodes ricinus (conosciuta come “zecca dei boschi”) che, a dispetto del nome, si può trovare frequentemente in campagna, nei giardini incolti e nelle aree verdi. Di norma si trova nella vegetazione alta e appena viene a contatto con l’uomo (ma anche con altri mammiferi: cani, ungulati, ecc.), attraverso il suo apparato boccale (rostro) riesce a penetrare la cute, a succhiare il sangue e potenzialmente a trasmettere virus (Arbovirus della TBE, Rickettsie, ecc.), batteri (Borrelia burgdorferi) e protozoi.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), per prevenire la TBE, consiglia di effettuare la terapia preventiva consistente nella specifica vaccinazione, ma nei casi nei quali quest’ultima non sia necessaria, al fine di evitare inutili pericoli quando si fa una escursione o una passeggiata in montagna, oppure si sta facendo un pic-nic, è sempre bene prendere alcune semplici precauzioni quali:

  • coprirsi adeguatamente, soprattutto i piedi, le gambe, le cosce e le braccia evitando perciò (anche se fa caldo) le passeggiate con scarpe aperte, pantaloni corti e magliette o camice a maniche corte. Quando possibile sarebbe opportuno infilare i pantaloni dentro le scarpe;
  • evitare di camminare al di fuori dei percorsi e delle strade di campagna effettivamente segnalate;
  • usare specifici repellenti cutanei;

D) Attenzione agli imenotteri soprattutto alle vespe. Le punture di vespe in alcune persone possono arrecare pericolose manifestazioni allergiche. Le persone più soggette a questa problematica sono gli anziani e chi soffre di patologie respiratorie e cardiocircolatorie. Per evitare questo tipo di inconveniente, specialmente per gli individui con constatata allergia al veleno delle vespe, esistono in commercio dei preparati a base di adrenalina che è bene acquistare solo su consiglio del proprio medico. Le principali precauzioni da prendere per evitare il contatto con le vespe sono:

  • evitare l’uso di profumi e di indumenti colorati perché possono attirare questi insetti;
  • ridurre allo stretto necessario l’esposizione all’aria di cibo e bevande;
  • tenere ben chiusi i contenitori adibiti allo stoccaggio della spazzatura;
  • evitare assolutamente rapidi movimenti e fughe in caso di vespe che ci ronzano attorno poiché ciò potrebbe attirare maggiormente l’insetto verso di noi col rischio di essere punti essendo considerati dei “nemici”;
  • indossare, ove possibile, indumenti che coprano tutto il corpo. In caso di viaggi in macchina la buona norma è quella di chiudere i finestrini, invece se si è in moto (oltre all’obbligatorio uso del casco) si consiglia l’utilizzo di guanti e di proteggi collo;

E) Non sottovalutare mai i pericoli dei bagni fatti dopo aver mangiato. Quando si è al mare o in piscina capita di mangiare e di bere e dopo poco, decidere di fare un bagno rinfrescante, a causa del forte caldo. Questa pratica però potrebbe avere effetti non piacevoli, come la temuta congestione. Anche in questo caso è facile evitare il potenziale pericolo seguendo poche e semplici regole:

  • consumare alimenti di facile e rapida digestione (frutta, yogurt, ecc.). Al contrario evitare cibi grassi e pesanti, difficili da digerire (fritture, ecc.);
  • non consumare bevande alcoliche;
  • non credere – in maniera errata - che se l’acqua nella quale ci tuffiamo sia calda (esempio nelle piscine) i potenziali rischi siano minori sempre e comunque;
  • far trascorrere prima di entrare in acqua almeno due ore dopo il pasto, meglio tre (dopo una colazione o pranzo completo), e una volta dentro evitare intensi sforzi fisici (nuotate, ecc.). Cercare di entrare in acqua acclimatandosi facendo cioè abituare lentamente il corpo alla temperatura dell’acqua;
  • uscire dall’acqua ai primi sintomi di vertigine e/o di nausea;

F) Evitare il colpo di calore, una particolare manifestazione che si esplicita quando si è esposti ad alte temperature in ambienti con eccessiva umidità. Il colpo di calore (detto anche “collasso da calore”) non va confuso con il colpo di sole in quanto quest’ultimo si manifesta, non tanto per le alte temperature, quanto per l’eccessiva esposizione diretta ai raggi solari. Essendo noi degli organismi omeotermi (obbligati a mantenere costante la temperatura corporea a circa 37°C) in caso di temperatura esterna molto alta il corpo attiva una serie di sistemi per stabilizzarla. Uno di questi meccanismi è la sudorazione attraverso la quale l’acqua contenuta nel sudore evapora raffreddando la cute e quindi il corpo. Quando l’ambiente circostante è ricco di umidità, però, l’acqua del sudore non riesce a evaporare quindi si ha un repentino aumento della temperatura corporea, fino a 39-40°C, determinando per l’appunto il “colpo di calore” con perdita dei sensi, svenimento, convulsioni e disturbi dell’apparato circolatorio. In casi come questi le persone più a rischio sono gli anziani, i bambini, le donne in gravidanza e i defedati e per evitare questa spiacevole situazione è bene:

  • non soggiornare negli ambienti caldi e umidi (specialmente nei casi nei quali si è in accertata disidratazione per perdita di liquidi: diarrea del viaggiatore, vomito, ecc.);
  • consumare alimenti ricchi di acqua e bere (ovviamente) quanto necessario (almeno 2 litri al giorno);
  • evitare il consumo di bevande alcoliche;

Per evitare invece il colpo di sole e le scottature è consigliato:

  • non esporsi per lunghi periodi ai raggi solari diretti ossia alternare momenti di esposizione al sole con momenti all’ombra;
  • evitare l’esposizione al sole durante le ore più calde della giornata (12.00 – 15.00);
  • fare uso di creme protettive adeguate al tipo di pelle e di esposizione;
  • usare un cappello, possibilmente con tesa larga;
  • vestirsi di bianco essendo questo un colore che riflette la luce e in caso di sudorazione, è più difficile che arrechi allergie da tinture spesso presenti nei tessuti artificialmente colorati.

Se non vogliamo trasformare le nostre meritate e tanto attese ferie estive in una “tranquilla vacanza da paura”, riflettiamo su ciò che facciamo e applichiamo con prudenza le precauzioni del caso. Perché prevenire, è sempre meglio che curare...


© Produzione riservata

Dr. Luciano O. Atzori
Biologo - Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente Aziendale

Co-founder dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

Dr.ssa Sabina Rubini
Biologa ed Esperta in Sicurezza degli Alimenti – Divulgatrice Scientifica
Consulente Aziendale

Co-founder Studio ABR - www.alimentiesicurezza.it

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