MICOTOSSINE NEGLI ALIMENTI: relazione del Ministero della Salute per il 2017

MICOTOSSINE NEGLI ALIMENTI: relazione del Ministero della Salute per il 2017

di Elga Baviera

Le micotossine sono sostanze sintetizzate da organismi noti come muffe o funghi. Si tratta di molecole naturali estremamente tossiche ad azione cangerogena, mutagena e teratogena sia nell’uomo che negli animali. Sono nefrotossiche, epatotossiche e neurotossiche. Particolarmente importanti da monitorare ed analizzare in quanto possono contaminare le derrate alimentari lungo tutta la filiera agroalimentare: dalla produzione primaria, allo stoccaggio, fino al prodotto finito. In particolare le condizioni ambientali di temperatura e umidità sono in grado di favorire e condizionare lo sviluppo dei miceti produttori di tossine.

Tra di esse:

  • aflatossine, metaboliti secondari prodotti da funghi appartenenti ad Aspergillus produttori di aflatossina del gruppo B, G ed M trovate principalmente in semi oleaginosi, frutta secca, cerali, spezie, latte e derivati;
  • ocratossine, prodotte dal genere Penicillium ed Aspergillus e riscontrate in alimenti come cereali, cacao, caffè, spezie, vino, birra liquirizia, carni suine;
  • fumosinine e zearalenone prodotti da Fusarium e trovate nel mais.

Al fine di organizzare un controllo efficiente ed efficace il Ministero della Salute definisce un piano di campionamenti specifici riguardanti le micotossine, inseriti all’interno di un più ampio ed articolato piano, il PNI (Piano Nazionale Integrato).

Il piano nazionale prevedere per il monitoraggio un certo numero di campioni come riportato nella tabella sottostante:

Nella relazione pubblicata e riguardante l’anno 2017 emerge come solo 5 Regioni (Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Veneto) e una Provincia autonoma (Trento) abbiano soddisfatto la programmazione nazionale, infatti molti dati risultano non quantizzati ossia inferiori al limite di quantificazione (LOQ) del metodo analitico, inoltre non vi è armonizzazione fra i laboratori per l’inserimento dei dati nel sistema.

In conclusione, nonostante il numero dei campioni non conformi (24) sia risultato, per la stessa tipologia di prodotti (frutta a guscio, farina di mais, latte e derivati), inferiore rispetto al 2016 (56), primo anno di applicazione del Piano nazionale, il numero degli alimenti prelevati è stato inferiore e il latte e i derivati hanno rappresentato gli alimenti con il maggior numero di campioni non conformi.

Il secondo anno di applicazione del piano ha quindi evidenziato criticità dovute a non accuratezza dei dati e quindi l’esclusione di quelli non comprensibili dovuti anche ad una carente applicazione dell’art. 2 del Regolamento 1881/2006 per i prodotti derivati, trasformati e alimenti composti: “nell'applicare i tenori massimi di cui all'allegato ai prodotti alimentari essiccati, diluiti, trasformati o composti da più di un ingrediente, si tiene conto di quanto segue:

  1. a) modifiche della concentrazione del contaminante causate dai processi di essiccazione o di diluizione;
  2. b) modifiche della concentrazione del contaminante causate dalla trasformazione;
  3. c) le proporzioni relative degli ingredienti nel prodotto;
  4. d) il limite analitico di quantificazione….omissis…..”

© Produzione riservata

Dr.ssa Elga Baviera
Biologa - Esperta in Sicurezza degli Alimenti 
Co-founder dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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