CARNE HALAL E LOGO “BIO” … IL NO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

CARNE HALAL E LOGO “BIO” …
IL NO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

di Sabina Rubini

La carne certificata Halal (1) non può essere etichettata come bio. Lo ha dichiarato la Corte di Giustizia Europea con una sentenza rilasciata lo scorso fine febbraio in merito alla causa C-497/17 [Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour administrative d'appel de Versailles (Francia) il 10 luglio 2017 — Oeuvre d’assistance aux bêtes d’abattoirs (OABA)/Ministre de l'agriculture et de l'alimentation, Premier ministre, Bionoor, Ecocert France, Institut national de l’origine et de la qualité (INAO)], nella quale l’associazione francese OABA (Ente di assistenza agli animali da macello) chiedeva al Ministero dell’Agricoltura francese il divieto di poter apporre il marchio “AB” - Agricoltura Biologica - sulle pubblicità e gli imballaggi di hamburger di carne bovina certificata Halal (1) provenienti da animali macellati senza previo stordimento.

Secondo la normativa in materia biologica (Reg.ti CE n. 834/2007 e n.889/2008 ss.mm.ii) l'allevamento biologico dovrebbe garantire il rispetto delle esigenze comportamentali specifiche degli animali tanto da assicurare un livello elevato di benessere degli stessi in tutte le fasi della loro vita (in allevamento), senza dimenticare la protezione degli animali durante la macellazione (o l’abbattimento), un argomento fortemente dibattito nella comunità europea già dal 1974, oggi disciplinato dalla normativa comunitaria Reg. CE n. 1099/2009.

È accertato da tempo, infatti, che l’abbattimento degli animali può provocare agli stessi dolore, ansia, paura, o sofferenze di altro tipo e che una migliore protezione degli animali specificatamente durante la macellazione, contribuisce tra le altre cose a migliorare la qualità della carne.

La normativa vigente prevede che lo stordimento dell’animale sia necessario per indurre uno stato di incoscienza e di insensibilità prima o nel momento stesso in cui l’animale viene abbattuto, ma prevede una deroga alle pratiche di stordimento nel caso di macellazioni rituali (da eseguire solo in macelli riconosciuti) - quali appunto quelle Halal - per le quali la macellazione si basa sull’effettuazione di un taglio unico e molto preciso che vada a recidere la giugulare, le carotidi, l’esofago e la trachea, al fine di dissanguare completamente l’animale e ridurne al minimo le sofferenze, tramite l’utilizzo di un coltello a lama lunga e affilata.

Tanto premesso, all’interrogativo posto alla Corte di Giustizia europea in merito al poter porre il “bollino AB” su prodotti provenienti da animali macellati ritualmente senza stordimento, la Corte ha replicato che i particolari metodi di macellazione definiti da riti religiosi (eseguiti senza previo stordimento) non equivalgono agli standard elevati di benessere animali al momento dell’abbattimento (eseguiti previo stordimento) come definiti dalla legislazione comunitaria, specificando inoltre che la pratica del non stordimento è sì autorizzata dall’UE, ma solo per garantire il rispetto della libertà di religione.

Al di là del marchio “bio”, però, qualcosa sta cambiando anche in Italia. Alla fine dello scorso anno infatti sono stati presentati due Ddl alla Camera e al Senato per vietare la macellazione rituale islamica (Halal) ed ebraica (Kosher) (2) nel rispetto dell’animale in quanto essere senziente. Ma la norma prevede un’altra novità e se verrà approvata diventerà obbligatorio per le carni indicare in etichetta la tipologia di macellazione, in modo da permettere ai consumatori di effettuare una scelta “informata” al momento dell’acquisto.

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  1. Certificazione Halal: cibo preparato secondo i requisiti della legge islamica, che seguono le regole dello sharia. La carne (esclusa quella di maiale che è proibita) deve essere macellata secondo un preciso rituale, le bevande non devono contenere alcol.
  2.  Certificazione Koscer: cibo consentito dalla cultura ebraica, che non prevede di mescolare carne (quadrupedi ruminanti e con lo zoccolo fesso, ossia spaccato in due parti, tutti gli altri sono considerati impuri, e i volatili) e latticini (o dei suoi derivati come il burro) nello stesso pasto. Per questo motivo gli ebrei osservanti hanno due servizi di piatti e stoviglie diversi, scomparti distinti in frigorifero e spugne separate. Il rito della macellazione segue precetti ancora più rigidi rispetto a quelli Halal, infatti, deve essere fatta da un rabbino competente che deve conoscere approfonditamente le regole ed essere dotato della licenza fornita dalla Comunità Ebraica, seguendo un corso scritto e pratico.

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Dr.ssa Sabina Rubini
Biologa ed Esperta in Sicurezza degli Alimenti - Consulente Aziendale
Co-founder Studio ABR - www.alimentiesicurezza.it

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