Ecocompatibile si può!

ECOCOMPATIBILE SI PUÒ!

(Dr. Luciano O. Atzori)

Già da qualche anno le aziende, sotto la pressione della normativa vigente e delle diverse scelte dei consumatori, stanno cercando di diventare sempre più ecocompatibili attraverso il minor inquinamento ambientale, il riuso degli scarti, l’utilizzo di materiali ecologici (possibilmente di origine non animale quindi “animal friendly” o, come preferisce dire qualcuno, “manufatti vegan”) e totalmente riciclabili, minori consumi idrici, il non uso o uso limitato di sostanze chimiche, riduzione dei consumi di energia, ecc.

Anche il settore della moda si sta muovendo verso questo nuovo trend, infatti, sono sempre di più i prodotti di abbigliamento (soprattutto gli accessori come le cinture, le borse, le scarpe, ecc.) che rientrano nel cosiddetto “fashion bio” (“moda responsabile”) ovviamente mantenendo l’esclusivo “Made in Italy” caratterizzato da stile, eleganza, originalità e funzionalità.

Spesso anche il packaging (cioè le buste, le scatole, ecc.) è ecocompatibile poiché ottenuto da fibre naturali e quindi totalmente riciclabile.

 

Nel fashion bio non mancano le scarpe in canapa (www.vavebio.com) caratterizzate da fibre molto resistenti, traspiranti e senza l’uso di colori e collanti sintetici; l’abbigliamento in fibra di legno proveniente da foreste certificate e da corda di canapa (www.dcalcaterra.com); le scarpe fabbricate riciclando diversi materiali a forte impatto ambientale (come il PET o altre sostanze) che si contraddistinguono per l’essere idrorepellenti e resistenti all’usura oltre che esteticamente alla moda (www.beyondskin.co.uk); le scarpe conciate al vegetale (www.ragioniamoconipiedi.it) quindi senza l’uso di composti chimici dannosi per l’uomo e per l’ambiente (come il pericoloso cromo) bensì lavorate attraverso l’uso dei tannini della quercia, della mimosa e del castagno; l’abbigliamento a base di “pelle di mela” ovviamente ricavata da scarti provenienti dall’industria agro-alimentare (www.mateabenedetti.com);  le scarpe ricavate dalle alghe (www.barefoot.com); l’abbigliamento ottenuto attraverso il rigoroso uso di materiali e colorazioni biologiche (www.cangiari.it); l’abbigliamento ottenuto dalla “seta non violenta” cioè attraverso l’uso dei soli bozzoli di seta abbandonati dai bachi dopo la loro maturazione (www.tizianoguardini.com); l’abbigliamento ricavato dal nylon riciclato (es. dalle reti da pesca dismesse) e dal cotone biologico (www.co-te.com e www.leostudiodesign.com); l’abbigliamento e accessori similpelle (“ligneah”) ottenuto da fibre vegetali (frassino, acero, ecc. originari da foreste certificate – www.ood-italy.it)  e tanto altro.

Anche alcune multinazionali dell’abbigliamento sportivo si stanno cimentando nel settore dell’ecologico con dei progetti veramente innovativi, ne sono un esempio le scarpe sostenibili della Reebok in cotone e con la suola in mais e l’Adidas che recentemente ha creato un modello di scarpe sportive in tela di ragno sintetica cioè in una sorta di “bio-acciaio” prodotto da batteri. Sicuramente queste scarpe non ci permetteranno di camminare sulle pareti, come fa l’uomo ragno (Spider-Man), ma di sicuro sono completamente biodegradabili, tanto che l’azienda produttrice fornisce assieme alle calzature in questione una soluzione, da utilizzare quando le scarpe sono ormai vecchie, che le scioglie in modo atossico in poche ore!

Insomma le proposte di abbigliamento e accessori “verdi” e bio non mancano, sono attraenti e originali, rispettano l’ambiente (pochi o assenti consumi di materie prime non rinnovabili, spesso totalmente biodegradabili e cruelty free) e la salute di chi indossa questo tipo di abbigliamento e sempre più frequentemente costano meno della concorrenza non bio.

Un certo Oscar Wilde simpaticamente diceva che “la moda è così insopportabilmente brutta che va cambiata due volte all'anno” senza sapere che dietro questa graffiante frase c’è un fondo di verità infatti gli stilisti e le grandi case di moda cercano costantemente di farci credere che ciò che si usava l’anno prima oggi è già “old fashion” (“fuori moda”, “vecchio”, “superato”, “obsoleto”, ecc.) per creare nei consumatori il continuo bisogno di rinnovare il guardaroba…

Ovviamente questo principio di fugacità estetica dell’abbigliamento non è veritiero, ma sicuramente funziona come processo che fa “ingrassare” tutto il sistema che c’è dietro la moda.

Appare evidente che questo sistema genera un forte impatto verso l’ambiente (continuo prelievo di materie prime con sfruttamento e danneggiamento degli ecosistemi, uso di sostanze chimiche spesso dannose, ecc.) quindi, se si vuole rimanere “alla moda”, ma non si vogliono impattare gli ecosistemi, si può optare per l’abbigliamento e gli accessori verdi e bio, ma anche premiare ed incentivare le iniziative come il Green Carpet Fashion Awards Italia 2017 (svolto il 24.09.2017 al Teatro della Scala di Milano durante la “Milano Moda Donna”) dove la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), in collaborazione con Eco-Age, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, di ICE Agenzia e del Comune di Milano hanno realizzato il primo evento creato sui valori della sostenibilità ambientale e sociale.

Riflettiamo gente, riflettiamo…


© Produzione riservata

Dr. Luciano O. Atzori
Biologo - Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente

Co-founder dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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