Occhio al MOCA nel piatto!

Tutte le regole UE per l'uso dei materiali a contatto con gli alimenti

Le notifiche in materia giunte nel 2015 al sistema europeo di allerta rapido (Rasff) sono 153: le sostanze a rischio provengono soprattutto dalla Cina e si riferiscono a prodotti che hanno la capacità di rilasciare metalli pesanti, principalmente cromo, nichel, cadmio e piombo.

Bottiglie di plastica per l'acqua utilizzate più volte e lasciate al sole, pellicole low cost che rilasciano ftalati, pentole – provenienti per lo più dal celeste impero – che disperdono metalli, ceramica decorata a mano con vernici tossiche. Sono alcuni degli esempi di materiali utilizzati quotidianamente per il confezionamento o la conservazione i alimenti che posso rappresentare rischi per la salute umana. Si tratta dei Moca, ovvero "materiali e oggetti a contatto con alimenti" con cui le imprese dell'agroalimentare devono fare i conti prestando particolare attenzione alle dichiarazioni di conformità dei materiali ed oggetti destinati a entrare in contatto con i prodotti di consumo. L'elenco dei composti che possono entrare a contatto con il cibo che arriva sulle nostre tavole è lungo: il bisfenolo A di alcune plastiche per contenitori e stoviglie (pericoloso ma, stando alle ultime valutazioni dell'Efsa, European food safety authority, non siamo esposti a quantità tali da essere dannose), gli ftalati nel pvc delle bottiglie, il teflon delle padelle antiaderenti, l'alluminio per avvolgere i cibi. La legge prevede che tutti questi materiali devono essere prodotti conformemente alle buone pratiche di fabbricazione e il faro di riferimento in materia – a livello normativo – è il regolamento CE 2023/2006 e i successivi aggiornamenti e disposizioni attuative (cfr. pag. 34). Requisito fondamentale fissato dalla disciplina comunitaria è che i Moca – anche quelli non destinati ad entrare in diretto contatto con gli alimenti – siano sufficientemente inerti da escludere con certezza il rischio di trasferimento di sostanze estranee ai prodotti:
a) in quantità tali da mettere in pericolo la salute umana,
b) da comportare una modifica inaccettabile della composizione degli stessi,
c) da causare un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche (alterazione
dell'odore, colore e sapore dell'alimento in essi contenuto, o col quale entrano in contatto).

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Dr.ssa Sabina Rubini

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