CERTIFICARE LA QUALITA’: NUOVE PROSPETTIVE PER LE AZIENDE AGROALIMENTARI

CERTIFICARE LA QUALITA’: NUOVE PROSPETTIVE PER LE AZIENDE AGROALIMENTARI

Ogni impresa impegnata nel settore agroalimentare deve ottemperare ad una serie di obblighi stabiliti dalla legislazione europea e nazionale.

Per rispondere all’intrecciarsi di norme, non solo in materia igienico-sanitaria e di tracciabilità degli alimenti ma anche di carattere ambientale, fiscale, in tema di sicurezza del lavoro e molto altro ancora, l’organizzazione implementa sistemi di gestione che producono la documentazione necessaria a dare evidenza dell’applicazione dei requisiti cardine del contesto normativo di riferimento entro cui si trova ad operare. Fatti salvi questi obblighi, oggi sempre più aziende individuano tra i propri obiettivi strategici l’adozione di sistemi di certificazione volontaria che vanno ad aggiungersi a quelli già previsti come requisiti cogenti.

Nella maggior parte dei casi questa scelta, sebbene a fronte di sforzi collettivi più intensi nelle dinamiche produttive e costi diretti di produzione più elevati, si rivela vincente e offre molteplici benefici ai diversi attori coinvolti. Per le imprese l’opportunità di intercettare gli interessi del consumatore e accedere a ricche fette di mercato o a bandi di gara per l’appalto di forniture altrimenti precluse. Inoltre, la possibilità di valorizzare i propri punti di forza per distinguersi dai competitor, di rafforzare la credibilità del proprio prodotto e di accrescere la competitività e visibilità sul mercato.

Per il consumatore la sensazione di una maggiore tutela e la possibilità di effettuare scelte consapevoli con più fiducia. Infine per le Istituzioni e la Pubblica Amministrazione, che trovano nella certificazione un valido supporto all’esecuzione delle attività di controllo sulle aziende, in particolare in merito alla documentazione necessaria ai fini della dimostrazione dell’applicazione delle norme nazionali ed europee. Insomma, la certificazione funziona come elemento distintivo e di garanzia di qualità sia sui mercati interni che esteri e le imprese che ne sfruttano le potenzialità in media vedono i propri fatturati crescere a tassi più sostenuti.

Ma come funziona il mondo delle certificazioni?

L’argomento merita un approfondimento, ma non è di quelli dinamici e stimolanti che ti tengono inchiodato al video. Se avete la curiosità di immergervi in un momento informativo procuratevi allora una bella tazza di caffè fumante e magari qualche biscottino consolatorio. Nel peggiore dei casi vi sarete concessi una breve pausa, ma l’auspicio è che la lettura sia feconda nel fare emergere intuizioni nuove in merito alla vostra attività professionale. In generale la certificazione può riguardare un sistema di gestione, un processo, un prodotto o servizio, oppure una figura professionale. Gli Organismi di certificazione e di ispezione, come anche i laboratori (di prova e di taratura), vengono verificati regolarmente e valutati per la competenza nello svolgimento della propria attività secondo rigorosi standard riconosciuti a livello internazionale.

Ogni Stato membro nomina un Ente di accreditamento che certifica la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità di un determinato Organismo di valutazione della conformità, in ottemperanza al Reg. (CE) N. 765/2008. Questo Regolamento delinea regole e principi in materia di accreditamento e di vigilanza del mercato ed è nato con lo scopo di assicurare un grado elevato di protezione della salute e sicurezza dei consumatori e dell’ambiente, agevolando nel contempo gli scambi all’interno dell’Unione europea. In Italia l’Ente unico di accreditamento designato dal Governo è Accredia, un’Associazione riconosciuta senza scopo di lucro che opera sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico. Il “marchio Accredia” garantisce che Organismi e Laboratori accreditati rilascino rapporti di prova o di ispezione e certificazioni nel rispetto di rigorosi requisiti normativi internazionali e prescrizioni obbligatorie o volontarie. Le tematiche oggetto delle certificazioni spaziano dalle buone pratiche agricole, alla sicurezza e rintracciabilità dei prodotti alimentari, dai requisiti richiesti dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ai propri fornitori, all’igiene e sicurezza dei materiali di imballaggio.

Ci sono poi le certificazioni dei sistemi di gestione ambiente ed energia, fino alla responsabilità sociale d’impresa. A questi si aggiungono le certificazioni regolamentate che seguono disciplinari nazionali o comunitari come i marchi DOP, IGT e STG. Schemi IFS e BRC, Global GAP, ISO 22000, FSSC 22000, ISO 22005 sono solo alcuni degli standard di certificazione ben noti ai professionisti del settore agroalimentare, ma l’universo dei “bollini” è oggi in rapida espansione e gli schemi di certificazione in evoluzione.

Schemi di certificazione consolidati ed emergenti: alcuni esempi 

Una storia di successo è quella raccontata dalle certificazioni biologiche. Non si tratta di una novità, ma piuttosto di una riconferma. Sono sempre più numerose le aziende che decidono di convertire le proprie produzioni (sia vegetali che animali) dai metodi convenzionali ai metodi biologici in risposta alle esigenze di garanzia del prodotto e di tutela dell’ambiente. Le indagini di mercato premiano questa scelta: il consumatore medio è sempre più informato e consapevole e cerca prodotti di “comprovata” qualità. E’ disposto a spendere di più per la spesa in cambio della garanzia che il prodotto acquistato rispetta determinati requisiti come la salvaguardia degli equilibri naturali e della biodiversità, lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, la limitazione all'utilizzo delle sostanze di sintesi chimica, la tutela del benessere animale. La certificazione ha carattere volontario ed è disciplinata da un quadro normativo di carattere comunitario (Regolamenti (CE) n. 834/2007 e (CE) n. 889/2008) e nazionale.

Accredia controlla gli Organismi di certificazione biologica con ispezioni presso le loro sedi e l’Ente di certificazione, a sua volta, controlla che i produttori rispettino i requisiti definiti dalle normative. Le “12 stelle”, il logo riportato sulle confezioni dei prodotti biologici, garantisce il rispetto dei criteri del biologico, testimoniando il valore aggiunto del prodotto a vantaggio tanto del produttore quanto del consumatore.

Di tutt’altra natura il tema emergente della Food Fraud e Food Defense. Il sistema di gestione della sicurezza alimentare include non solo l’identificazione e la prevenzione di pericoli e rischi accidentali (HACCP, H: Hazards-pericoli), ma anche la prevenzione di attacchi intenzionali e dolosi (motivati in genere da principi ideologici, fini terroristici, disturbi psicologici, concorrenza sleale attuata mediante spionaggio, sabotaggio….) che hanno lo scopo di contaminare i prodotti alimentari, interrompere la catena di fornitura, diffondere paura e incertezza e inibire la crescita economica (TACCP, T: Threats-minacce). A ciò si deve aggiungere anche la prevenzione delle frodi alimentari (adulterazione, contraffazione, sofisticazione, alterazione), cioè la vendita o somministrazione di alimenti non conformi ai criteri definiti nella legislazione vigente, motivata esclusivamente da scopi economici (VACCP, V: Vulnerabilities-vulnerabilità). Nel migliore dei casi tali attività possono ledere i diritti contrattuali commerciali del consumatore/operatore del settore alimentare, ma in molte situazioni possono essere causa di rischi sanitari.

GFSI (Global Food Safety Initiative) è un’organizzazione internazionale no profit che mette in campo i principali attori dell’industria alimentare (rappresentanti di aziende di vendita al dettaglio, della produzione e della ristorazione, governi, università….). Lo scopo è quello di collaborare ad individuare soluzioni condivise a preoccupazioni collettive in merito ai rischi per la sicurezza alimentare.

Nella nuova edizione del documento di riferimento Benchmarking Requirements V7.1 vengono definiti i requisiti che i gli schemi di certificazione devono rispettare per ottenere il riconoscimento GFSI ed è prevista la predisposizione da parte dell’organizzazione di procedure documentate per valutare e prevenire i rischi legati all food defense e alle frodi alimentari. Ne è un esempio lo standard in forte affermazione FSSC 22000 (Food Safety System Certification 22000), con la recente versione V4.1. Lo standard è riconosciuto da GFSI e rappresenta un’evoluzione della norma ISO 22000 (norma internazionale volontaria per la certificazione di Sistemi di Gestione della Sicurezza Alimentare), integrata con il Programma dei Pre-Requisiti, le Buone Prassi di Lavorazione GMP, “Good Manufacturing Practices”. Introduce inoltre un elenco di punti utili ad identificare minacce ed aree di vulnerabilità e ad impostare il piano di tutela.

Se ancora non avete abbandonato la lettura vi intrattengo una manciata di minuti in più con qualche altro elemento meritevole di attenzione.

Il Piano Nazionale Industria 4.0 (Legge di Bilancio 2017 in materia di incentivi alle imprese e iperammortamento) prevede l’introduzione dell’iperammortamento al 250% per i beni materiali strumentali nuovi identificabili come «industria 4.0» (allegato A). In parole semplici significa ad esempio che l’acquisto di una macchina industriale dal 1 gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2017 può essere imputata come un costo maggiore dell’impresa, con conseguente netto vantaggio fiscale. Per usufruire degli incentivi previsti per gli investimenti identificabili come industria 4.0 occorre presentare una perizia giurata rilasciata da un tecnico o un attestato di conformità rilasciato ai fini della Legge 11 dicembre 2016, n. 232 e s.m.i. (Articolo 1 comma 1) da un Ente di certificazione accreditato. Questo documento rappresenta la garanzia che le imprese richiedenti l’incentivo rispettino i requisiti definiti nella Legge di Bilancio 2017 oltre che un’assunzione di responsabilità. Molti Organismi hanno già richiesto l’estensione del campo di accreditamento per poter rilasciare questi attestati.

Novità anche in merito alle opportunità di business su mercati esteri.

La FDA (Food and Drug Administration, l’agenzia governativa americana che regolamenta prodotti alimentari e farmaci immessi sul mercato statunitense) ha emanato la FSMA (Food Safety Modernization Act), una riforma legislativa volta a garantire la sicurezza alimentare mediante l’applicazione di una strategia preventiva su tutta la filiera alimentare. Tra i pilastri portanti spicca il tema delle importazioni perché il sistema mira a garantire che gli alimenti importati negli USA rispettino gli standard statunitensi e siano sicuri per i consumatori, dando particolare rilevanza alla responsabilità dell’importatore nei controlli. Gli importatori sono tenuti a stabilire un programma di verifica dei propri fornitori stranieri in termini di sicurezza dei prodotti e correttezza dell’etichettatura in materia di allergeni. Il programma si chiama FSVP (Foreign Supplier Verification Program) e, anche in questo contesto, emergono le Certificazioni di Terza Parte cioè Enti accreditati che certificano le strutture estere fornitrici di alimenti e mangimi a garanzia della conformità agli standard di sicurezza statunitensi. Le aziende che intendono esportare negli Stati Uniti devono registrarsi all’FDA (registrazione che ha validità biennale ed è soggetta a rinnovo) e provvedere alla predisposizione di Piani di Autocontrollo in lingua inglese in conformità alle linee definite dalla FDA stessa.

E’ inoltre necessario predisporre piani di protezione dall’adulterazione intenzionale (Food Defense).

I Piani devono essere elaborati da figure professionali qualificate: la qualifica può essere acquisita mediante partecipazione a corsi per l’attestazione di PCQI (Preventive Control Qualified Individual) e il conseguimento di un Curriculum Standardizzato riconosciuto da FDA.

Un ultimo accenno al modello organizzativo ai sensi del D.Lgs 231/2001 che disciplina la responsabilità diretta delle aziende per reati commessi materialmente, nel proprio interesse o vantaggio, da persone fisiche (propri amministratori o dipendenti). In pratica l’azienda, in caso di contestazione di un reato da parte dell’autorità giudiziaria nell’ambito di un processo penale, potrebbe trovarsi a rispondere del fatto di non aver predisposto un sistema preventivo adeguato (basato su procedure comportamentali e di controllo) atto a contrastare la commissione di reati sanzionati dal D.lgs 231 da parte di persone fisiche all’interno dell’azienda stessa, a proprio beneficio.

L’adozione del Modello organizzativo 231 ad oggi non è obbligatoria. Tuttavia, l’attuazione su base volontaria di un sistema di prevenzione penale integrato con il sistema gestionale documentato aziendale che preveda anche l’identificazione di attività sensibili alla luce del decreto stesso rappresenta uno strumento di riduzione dei rischi di vedersi riconosciuta una responsabilità in caso di reato. Il modello viene richiamato anche in un recente Disegno di legge che delinea nuove norme in materia di reati nel settore agroalimentare. Ci si può aspettare novità in questa direzione nel prossimo futuro.

Insomma, non è proprio il momento di dormire sugli allori perché l’imperativo è differenziarsi dalla massa per rendersi visibili!

Le aziende hanno tante opportunità per orientare i propri business plan, valorizzando i punti di forza con marchi di riconoscimento e intercettando l’interesse di nuove fasce di consumatori attenti ai loghi della qualità. I consulenti ambiziosi devono lasciarsi ispirare dalle nuove opportunità lavorative e approfondire la formazione, proponendo le proprie prestazioni a supporto delle aziende e/o in collaborazione con gli Enti di certificazione per le attività di valutazione.


Dr.ssa Simona Baldassa
Biologa Molecolare e Microbiologa

Collaboratrice dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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