C’era una volta il GLIFOSATO… e continuerà ad esserci!

C’ERA UNA VOLTA IL GLIFOSATO… E CONTINUERÀ AD ESSERCI!

di  Luciano O. Atzori

Lunedì 27 novembre 2017 i Paesi dell’UE hanno votato in merito al rinnovo dell’autorizzazione per l’uso agronomico del noto e discusso fitofarmaco Glifosato. L’esito di tale votazione ha sbigottito un po’ tutti: rinnovo concesso per cinque anni!

Il Comitato d’Appello dei 28 Paesi si è espresso favorevolmente al rinnovo del glifosato con una netta maggioranza: 18 Paesi hanno votato a favore, solo 9 sono stati contrari (Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Cipro, Lettonia, Malta e Ungheria) e 1 astenuto (Portogallo).

A spostare l’equilibrio verso il rinnovo è stato fondamentale il voto della Germania che ha trainato la Bulgaria, la Romania e la Polonia, tutti Stati che in precedenza si erano astenuti non permettendo il raggiungimento della maggioranza qualificata.

Prima di questa decisione molti Paesi dell’Unione Europea volevano bloccare l’uso del glifosato, alcuni con un’interruzione definitiva e immediata ed altri attraverso una graduale autorizzazione al commercio (di 7 anni, oppure di 5 o soprattutto di 3 anni) invece dei classici 15 anni. Ma così non è stato. Alcuni ipotizzano che la Germania abbia cambiato idea a seguito degli eventi politici interni e al fatto che la Bayer (gruppo agro-chimico), una delle principali industrie tedesche, stia acquisendo (*) la Monsanto (colosso internazionale che per anni ha prodotto e continua a produrre il glifosato e che attualmente fornisce sementi ogm resistenti al glifosato).

Insomma, grazie a questa recente votazione dei Paesi UE stiamo per entrare nel quinquennio che potremo definire “Glifosato 2.0”.

Prima di proseguire con l’analisi dei futuri scenari derivanti dal rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione del glifosato cerchiamo di capire cos’è questa sostanza chimica e di conoscerne un po’ di storia.

(*) Nel mese di settembre 2016 la Bayer ha sottoscritto un accordo di circa 66 miliardi di dollari con la Monsanto per la sua acquisizione. Tale operazione non si è a tutto oggi concretata a seguito dell’azione dell’autorità dell’antitrust e dalla Commissione Europea la quale sostiene che tale fusione possa diminuire drasticamente la competizione nell’ambito delle sementi OGM e dei fitofarmaci.

Nell’ottobre 2017 ha comunicato la cessione, per circa 6 miliardi di euro, di svariate fette della sua produzione di fitofarmaci e di sementi alla Basf (gruppo agro-chimico sempre tedesco) per convincere la Commissione Europea. Quest’ultima si dovrebbe esprimere in data 8.01.2018.

Cos’è il Glifosato?

Il glifosato è un erbicida a largo spettro d’azione (quindi non selettivo), efficiente sia sulle infestanti annuali sia su quelle perenni (soprattutto sulla parte aerea, cioè sul fusto e sulle foglie, ma anche su quella ipogea cioè nelle radici), che inibisce uno specifico enzima (detto EPSP) indispensabile nei vegetali per la sintesi degli aminoacidi aromatici. Questo erbicida quindi è utilizzato con successo per eliminare le piante infestanti, spesso molto persistenti, che entrano in competizione con le piante coltivate per acqua, nutrienti, luce e superficie.

Mentre in passato la lotta alle infestanti era effettuata attraverso azioni fisiche (rimozione manuale e, ove possibile, meccanica) e con la rotazione delle colture attualmente, soprattutto nell’agricoltura intensiva, si preferisce controllare le piante infestanti attraverso l’uso di sostanze chimiche (erbicidi) in quanto, anche se possono dare vari inconvenienti (formazione spontanea di piante infestanti erbicida-tolleranti, inquinamento ambientale, danneggiamento delle piante coltivate, ecc.), permettono di ridurre i costi agronomici e di incrementare le produzioni. Dimostrazione di ciò sono gli oltre due mila agrofarmaci contenenti glifosato regolarmente registrati nell’UE.

Il glifosato è stato sintetizzato per la prima volta nel 1950 dal chimico svizzero Henri Martin, ma è stato commercializzato come diserbante (cioè erbicida) nel 1974 dalla Monsanto con il nome commerciale di Roundup®. Nei primi anni 2000 il brevetto è scaduto quindi attualmente sono molte le aziende che lo sintetizzano basti pensare che nella sola Europa è prodotto da circa 14 aziende.

Per anni il glifosato è stato considerato innocuo, però ultimamente questa considerazione è stata ampiamente rivisitata, infatti, pare che permane nelle acque superficiali (laghi e fiumi) e sotterranee (acque di falda) oppure si evolve nel suo principale metabolita (Ampa) di cui si sa ancora molto poco. Ad ogni modo si ritiene che il glifosato crei inquinamento ambientale (soprattutto delle acque), riduca la biodiversità e che arrivi negli alimenti. Per cercare di fare chiarezza alcuni autorevoli enti internazionali hanno messo “sotto la lente” il glifosato analizzando i diversi studi scientifici esistenti. Secondo lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – organismo dell’OMS), dopo un’attenta esamina della letteratura scientifica mondiale, il glifosato è risultato “probabile causa di tumori” in quanto in grado di danneggiare il DNA. A riprova di ciò vi sono soprattutto alcuni studi sui topi che hanno dimostrato che il glifosato è in grado di causare tumori nei reni e nel tessuto connettivo. Invece, parere più cauto è stato dato dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) la quale ritiene il glifosato “probabilmente non cancerogeno”. Quest’ultimo parere è stato contestato da alcuni a seguito delle scoperte che stanno emergendo grazie ai “Monsanto Papers” e allo scandalo emerso secondo cui il parere dell’EFSA in alcune parti, inerenti i rischi derivanti dall’uso del glifosato, siano state copiate (copia-incolla) dall’istanza di rinnovo dell’autorizzazione prodotta dalla Monsanto.

Secondo alcuni scienziati molte delle ricerche eseguite (in vitro e sugli animali) al fine di valutare il rischio per la salute umana del glifosato sono state eseguite sul principio attivo di questo erbicida (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P). Queste ricerche, per lo più, hanno dimostrato la relativa pericolosità della sostanza pura, ma nella realtà (cioè negli erbicidi in commercio) il principio attivo non viene mai utilizzato “puro” bensì combinato con altre sostanze (definendo dei specifici formulati) che interagendo con il glifosato determinerebbero la reale pericolosità di questi erbicidi. Oltre a ciò va ricordato che secondo alcuni studi il glifosato può agire da Interferente Endocrino (IE).

Quest’ultima ipotesi renderebbe questo composto ancora più pericoloso in quanto si sommerebbe ai tanti interferenti endocrini con i quali già conviviamo.

Insomma, la questione è molto complessa e presenta parecchie ombre!

Solo glifosato o c’è anche qualcos’altro…?

A seguito del rinnovo dell’autorizzazione del glifosato in ambito UE l’opinione pubblica, molte associazioni ambientaliste e di categoria e i media si stanno ponendo infinite e lecite domande sulla reale pericolosità del glifosato. Tutto questo legittimo disquisire sta facendo perdere di vista il vero “fuoco” della questione e cioè gli OGM… vediamo perché.

In passato il glifosato era usato soprattutto prima della semina per eliminare le eventuali erbacee presenti nel terreno invece negli ultimi anni è adoperato anche successivamente alla semina, ma per poter fare ciò bisogna coltivare specifiche colture OGM resistenti al glifosato. Grazie alle moderne tecnologie vengono inseriti nelle piante da coltivare specifici geni modificati in vitro i quali riescono a conferire a questi vegetali una buona tolleranza all’erbicida. Queste Piante Geneticamente Modificate (PGM), cioè trasgeniche, acquisiscono questa tolleranza grazie a differenti strategie quali l’iperproduzione dell’enzima EPSP, il ridotto assorbimento del glifosato e l’incrementata capacità di degradazione nei confronti di questo erbicida.

Nell’UE la coltivazione di piante GM è pressoché vietata, ma non l’importazione quindi non è raro mangiare carne di pollo, di bovini, di suini e altri alimentati ottenuti con farine di soia, di orzo, ecc. ricavate da PGM.

La prima cultivar GM resistente al glifosato commercializzata è stata la Soia Round-up Ready, autorizzata nel 1996 negli USA. Successivamente si sono ottenute varietà GM di varie piante tradizionali tra cui il mais e l’orzo autorizzate in diversi Paesi (Brasile, Uruguay, Argentina, ecc.).

Come fanno notare alcuni addetti ai lavori l’uso agronomico di piante GM tolleranti al glifosato (cioè l’uso di sementi con tecnologia Round-up Ready) permette l’impiego di ridotti quantitativi di erbicida e il minore impatto ambientale dovuto all’uso delle macchine agricole adoperate per il controllo delle erbe infestanti. Ovviamente ciò, anche se vero, non giustifica l’uso agronomico di queste sementi.

Le sementi GM Round-up Ready tolleranti al glifosato sono commercializzate dalla Monsanto (recentemente acquisita dalla Bayer).

Qualora il glifosato non avesse ottenuto il benestare dall’UE (cioè il rinnovo della licenza per l’uso agronomico), sicuramente, la multinazionale Monsanto/Bayer avrebbe accusato un duro colpo, non tanto dovuto ai mancati redditi derivanti dalla non più autorizzata vendita del glifosato (erbicida attualmente prodotto da tante aziende) quanto generato dal crollo europeo delle vendite di sementi GM Round-up Ready tolleranti al glifosato. Insomma in Europa sarebbe fallito il modello commerciale della Monsanto la quale sostiene di compiere notevoli sforzi per cercare di nutrire questo pianeta sempre più abitato e di farlo senza danneggiare le risorse e il clima.  Va precisato però che tale fallimento economico in Europa sarebbe stato di lieve entità poiché i più grandi utilizzatori di glifosato e di sementi GM Round-up Ready tolleranti all’erbicida sono gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile, il Sudafrica e la Cina. Ma allora perché la Monsanto/Bayer in Europa ha difeso a spada tratta la sua politica commerciale e i suoi prodotti (glifosato e sementi GM)? Forse perché temeva che se l’UE avesse negato l’autorizzazione all’uso del potente erbicida altri Stati si sarebbero potuti allarmare e avrebbero potuto fare come l’Europa? Chissà…!

Una cosa è certa, cioè che a seguito di questa recente decisione di rinnovo, nei vari alimenti che arriveranno nella nostra tavola potrebbe giungere sempre più glifosato ovviamente sempre nei limiti imposti dalle norme vigenti, ma che spesso non tengono conto dell’effetto sommatoria e cocktail causato dalla possibile assunzione multipla e cronica (Cumulative Risk Assessment).

Quali saranno i possibili scenari futuri?

Secondo Greenpeace il voto positivo al rinnovo dell’autorizzazione del glifosato è stato un “regalo alle multinazionali agrochimiche a discapito della salute e dell’ambiente” ad ogni modo nel frattempo la ricerca continuerà il percorso di valutazione dei rischi ambientali e per la salute umana, derivanti dall’uso del glifosato, e speriamo anche dei diversi formulati commerciali, e fra 5 anni ci sarà una nuova votazione attraverso la quale si deciderà se rinnovare nuovamente il glifosato oppure se eliminarlo gradualmente.

Ovviamente l’uso degli erbicidi a base di glifosato continuerà a contribuire alla riduzione della biodiversità specialmente in alcune colture (quali il mais e la soia) e concorrerà al consolidamento del monopolio delle sementi GM…

Nell’ambito di questo scenario l’Italia, che ha mantenuto sin dall’inizio una posizione coerente e ferma dando la precedenza alla tutela della salute umana e alla difesa dell’ambiente, ha adottato dei disciplinari agronomici che circoscrivono l’uso dei fitosanitari contenenti il glifosato con l’obiettivo di ridurre i potenziali rischi. Infatti, grazie ai Decreti del Ministero della Salute del 9.08.2016 e del 6.09.2016, in Italia si sono imposti dei divieti come l’uso dei formulati contenenti l’ammina di sego polietossilata, è vietato l’impiego del glifosato nelle aree pubbliche (parchi, giardini, aree scolastiche interne, campi sportivi, ecc.), nei terreni a forte componente sabbiosa (in quanto il glifosato potrebbe percolare con facilità nelle sottostanti falde acquifere inquinandole) e prima della raccolta dei cereali. Però tutti gli altri impieghi agronomici rimangono permessi.

Ancora più severa e decisa è la Francia che oltre ad avere imposto dei divieti interni vuole eliminare totalmente l’uso del glifosato entro tre anni.

Insomma, in ambito europeo, si prospetta una diluizione del Principio di Precauzione previsto dall’art. 7 del Regolamento (CE) 178/2002 il quale attesta, che quando ci sono minacce di serio danno, l’assenza di certezze scientifiche non deve essere utilizzata come ragione per ostacolare l’adozione di misure di prevenzione della salute umana. Di conseguenza se si ipotizza che una sostanza possa fare del male, ma non ci sono solide evidenze scientifiche, nel frattempo che si effettuano specifici studi, secondo il principio di precauzione, quella sostanza dovrebbe essere regolamentata cioè si dovrebbe disciplinarne l’uso attraverso una limitazione o addirittura il divieto.

In definitiva per altri 5 anni in Europa potrebbe valere il nuovo principio del “vade retro cibo sano” e chissà che dopo questi cinque anni si assisterà ad una magia… “abracadabra” e il glifosato riapparirà nuovamente nonostante il parere dello IARC e il fatto che l’opinione pubblica sia fortemente contraria.

Chi vivrà… vedrà!


© Produzione riservata

Dr. Luciano O. Atzori
Biologo - Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente Aziendale

Co-founder dello Studio ABR  -  www.alimentiesicurezza.it

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