Non bastano le carte a posto per dimostrare che un olio d’oliva è 100% italiano

E' possibile eludere la piena rintracciabilità del registro Sian, secondo i giudici del Tribunale del Riesame di Bari. Ecco perché l'esame di DNA può essere prova indiziaria sufficiente per approfondimenti delle indagini. Cosa può accadere con la piena applicazione dei principi della sentenza del 21 gennaio 2016?

La sentenza del 21 gennaio 2016 del Tribunale del Riesame di Bari, che si è espressa sulla legittimità dei decreti di perquisizione e sequestro del caso DNA, può fare scuola ed essere davvero una porta per ripulire il settore oleario da potenzaili inquinamenti.

All'epoca la Direzione Distrettuale Antimafia aveva operato sequestri e effettuato accessi presso diverse aziende a Fasano, Grumo Appula e Monopoli contestando, tra gli altri, i reati di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

La difesa di una delle aziende coinvolte aveva ritenuto di rivolgersi al Tribunale del Riesame per invalidare i sequestri degli oli e del materiale ottenuto durante le perquisizioni del 3 dicembre 2015.

La sentenza del Tribunale del Riesame di Bari non è una sentenza di merito, atta quindi a stabilire l'innocenza o colpevolezza di un individuo, ma una pronuncia sulla legittimità degli strumenti d'indagine utilizzati dagli inquirenti nel corso dell'inchiesta.
Il processo penale a carico dei cinque indagati seguirà il suo corso e solo al terzo grado di giudizio, prescrizione permettendo, si potrà affermare l'eventuale colpevolezza dei soggetti coinvolti, nel pieno rispetto del principio di innocenza fino a Cassazione.

La vicenda, però, ha un'importanza fondamentale in tempi in cui si torna a parlare di valorizzazione dell'olio extra vergine di oliva italiano e di possibili frodi nel settore oleario....continua

Fonte www.teatronaturale.it

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