TOSSINE VEGETALI. Non tutto ciò che è naturale fa sempre bene

TOSSINE VEGETALI
NON TUTTO CIÒ CHE È NATURALE FA SEMPRE BENE

di Elga Baviera

La natura ci riserva innumerevoli sorprese, sostanze benefiche ed importanti molecole dalle virtù note. Ricordiamo ad esempio che l’acido salicilico, sintetizzato da varie piante come il cetriolo o la liquirizia, fu estratto per la prima volta dalla pianta appartenente al genere Salix (salice); da esso deriva l’acido acetilsalicilico ad attività antipiretica, analgesica e antiaggregante. L’acido salicilico svolge per la pianta una funzione ben precisa, funge infatti da regolatore chimico attivando un meccanismo di difesa contro gli attacchi di parassiti o patogeni responsabili dell’infezione. Le piante insomma rispondo a stimoli ambientali esterni quali temperatura, acqua, cambiamenti climatici, condizioni di stress o attacco di agenti patogeni, insetti e parassiti attraverso la produzione di sostanze di varia natura e con diversa funzione.

Una gran quantità di vegetali che consumiamo abitualmente contiene sostanze tossiche o potenzialmente pericolose come le saponine della soia o i gozzigeni delle crocifere, le ammine degli agrumi, l’acido ossalico degli spinaci, le cumarine presenti nelle spezie e via dicendo.

In questo periodo però è facile, durante una passeggiata in campagna, imbattersi in piante ed erbe che ci sembrano commestibili, invece è importante ricordare che la raccolta e il consumo di erbe spontanee deve essere preceduta dalla conoscenza della specie che si sta raccogliendo, degli effetti benefici o dannosi. È infatti possibile scambiare una pianta per un’altra, soprattutto quando ci si improvvisa “esperti raccoglitori”.

La cronaca degli ultimi giorni ci mette in guardia dai possibili pericoli legati al consumo di vegetali raccolti nel loro ambiente naturale: il colchico autunnale confuso per zafferano, la mandragora per borragine, il veratro per genziana, da cui si ottiene il noto liquore dalle proprietà digestive o ancora l’aconito, usato in passato per avvelenare le punte di frecce e lance, scambiato per radicchio selvatico. E che dire dei semi di prugne, albicocche, ciliegie o mandorle amare contenti glicosidi che liberano acido cianidrico?

Balzata agli onori della cronaca negli ultimi giorni, la mandragora (Atropa mandragora o Mandragora officinarum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la radice ha una forma caratteristica che somiglia ad una figura umana e tradizionalmente nota per le sue proprietà anestetiche, sedative ed analgesiche. Nel passato se ne attribuivano proprietà magiche ed è ancora conosciuta nella tradizione popolare come erba del diavolo o delle streghe proprio per la sua azione allucinogena. Si tratta di una pianta spontanea molto simile alla Borago officinalis (commestibile) di cui si differenzia tra l'altro per le foglie più piccole e tutte basali (acaule). Alcuni tra più potenti veleni sono di origine vegetale, ne sono un esempio la morfina, alcaloide che si estrae dal Papaver sonniferum o la scopolamina, ottenuta da piante appartenenti alla famiglia delle solanaceae e principio attivo presente proprio nella mandragora. Può avere diversi effetti sull'organismo a seconda delle dosi ingerite e delle condizioni del soggetto; l’alcaloide è dotato di attività anticolinergica che causa agitazione, confusione, allucinazioni e nei casi più gravi persino il coma.

Recenti anche il caso di avvelenamento da colchico autunnale, confuso per zafferano (Crocus sativus), che contiene l’alcaloide colchicina il quale in dosi farmacologiche ha proprietà antiinfiammatorie, mentre in caso di ingestioni accidentali l'intossicazione può portare anche alla morte nel giro di pochi giorni se non riconosciuta in tempo.

Naturalmente la gravità dell’intossicazione dipenderà da alcuni fattori, infatti la o le tossine presenti si possono distribuire diversamente a seconda che si tratti di radici, fusto, foglie, germogli, etc… ed inoltre la concentrazione può variare in base al momento della raccolta, l’habitat o le condizioni climatiche. L’azione tossica si può estrinsecare a livello locale sistemico (irritazione, edema, gonfiore), gastrointestinale o a carico di vari organi.

È consigliato non raccogliere piante spontanee a meno che non se ne conoscano bene specie e tossicità, fare attenzione specialmente ai bambini affinché non ingeriscano bacche o foglie raccolte in parchi, giardini o campagne e comunque in casi dubbi rivolgersi sempre ad un esperto botanico.


Dr.ssa Elga Baviera
Biologa – Esperta in Sicurezza degli alimenti

Co-founder Studio ABR  –  www.alimentiesicurezza.it

I commenti sono chiusi