CATTIVE ABITUDINI: DOVE FINISCE L’OLIO USATO?

CATTIVE ABITUDINI: DOVE FINISCE L’OLIO USATO?

di Elga Baviera

Pratica consolidata specialmente in alcune aree della nostra penisola, la frittura in sé aggiunge quel sapore in più agli alimenti, dà piacere al palato e appaga per così dire i “sensi”…d’altronde si sa anche che in un’alimentazione sana ed equilibrata non si può eccedere con questo tipo di pietanze, sia per il contributo in sostanze grasse sia per la possibile produzione di molecole tossiche che si generano durante la frittura. Alle elevate temperature cui sono sottoposte le molecole avvengono delle trasformazioni chimiche che danno origine a prodotti di decomposizione alcuni dei quali, accumulandosi nell’olio, lo deteriorano inevitabilmente. Primo criterio per valutare lo stato di alterazione è innanzitutto il punto di fumo, ossia la temperatura alla quale l’olio comincia a degradarsi producendo appunto fumo. Ogni olio ha una propria composizione chimica, più è stabile questa composizione e maggiore sarà il suo punto di fumo.

Gli oli alimentari, caratterizzati da un diverso tenore nel contenuto di acidi grassi saturi e polinsaturi a seconda la tipologia (di origine animale o vegetale), durante la frittura danno origine a prodotti biologicamente attivi potenzialmente pericolosi per l’uomo, come ad esempio l’acroleina, l’acrilammide o gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici). La naturale e progressiva alterazione è evidenziabile attraverso alcuni cambiamenti visibili come l’aumento di viscosità, la produzione di schiuma o l’imbrunimento, fenomeni questi tanto più evidenti quanto più un olio è vecchio, ossia utilizzato più volte.

Avendo già trattato l’argomento legato alla formazione di prodotti tossici durante la frittura (acrilammide) in questo articolo si vuole affrontare invece il problema dello smaltimento domestico di un rifiuto che in realtà si può trasformare in una risorsa preziosa per la comunità.

Cosa facciamo con l’olio quando abbiamo finito di friggere, lo smaltiamo correttamente?

Un olio degradato, proveniente da fritture (olio esausto) o da cibi conservati sott’olio, non è un prodotto naturale e il suo errato smaltimento finisce per inquinare i corpi idrici come le falde acquifere o se immessi nella rete fognaria attraverso il w.c. raggiunge gli impianti di depurazione, che per inciso lavorano a fanghi attivi ossia degradano la sostanza organica e non quella chimica, pregiudicandone il funzionamento o aumentandone i costi di pretrattamento. Nel terreno infine crea un film sottile che impedisce l’assunzione di nutrienti da parte delle radici delle piante. Si tratta quindi di un rifiuto che, seppur classificato come non pericoloso, risulta comunque estremamente pericoloso per l’ecosistema.

Si stima che “Il consumo annuale medio di oli vegetali ad uso alimentare in Italia sia pari a 1,4 milioni di tonnellate, ripartiti circa equamente tra olio di semi e olio di oliva, da cui derivano circa 280 mila tonnellate di oli vegetali esausti …di cui circa 180 mila tonnellate, da attività domestiche.” (fonte Conoe 2015)

Ed è qui che il cittadino può fare la sua parte e quindi … mai gettare l’olio esausto nello scarico del bagno o nel lavandino della cucina, tanto meno sul terreno del giardino! È importante invece raccoglierlo in contenitori e conferirlo presso le isole ecologiche comunali, nei punti di raccolta dislocati in città o posti nelle aree antistanti la grande distribuzione organizzata, attrezzate a tal proposito per rendere più agevole lo smaltimento.

Perché è importante riciclare l’olio esausto di origine domestica?

Perché si contribuisce a minimizzare e quindi ridurre l’inquinamento preservando per quanto possibile il nostro ambiente naturale e le sue risorse, inoltre è possibile trasformare l’olio vegetale esausto in biodisel quindi in carburante usato per far muovere le macchine o scaldare; si trasforma quindi un prodotto di scarto in una materia prima utile ad altri scopi riducendo al contempo le emissioni di CO2 e di polveri sottili.

Insegnanti e genitori possono fare moltissimo a tal proposito, comunicando l’importanza del riciclo per la salvaguardia del nostro ambiente e sensibilizzando le generazioni anche attraverso il coinvolgimento di istituzioni pubbliche, tramite adeguate comunicazioni ai cittadini, enti di ricerca ed imprese.


Dr.ssa Elga Baviera
Biologa – Esperta in Sicurezza degli alimenti
Consulente Aziendale

Co-founder Studio ABR  –  www.alimentiesicurezza.it

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